Sgalmer o sgalmere (tipo di calzatura).
Soprannome di una famiglia Piardi di Pezzaze

- A Pezzaze. Sgalmer o Sgalmera: soprannome di una famiglia Piardi di Pezzaze. Sgalmer, anche Sgalmere, è il nome dialettale di particolari zoccoli da lavoro (suola in legno ricoperti di tomaia di pelle, chiodata lungo i bordi "co le bròche", sin ben oltre la caviglia) in uso in quel di Pezzaze di Valtrompia. Vedi: Amedeo BATTISTA PIARDI - Sgalmer, in PERSONAGGI, cliccando http://www.piardi.org/persone/p31.htm

- Delta del Po. Sgalmari è il nome con cui sono chiamati gli zoccoli nel Delta del Po (Il Portale delta del Po): << Paia di rudimentali calzature con suola di legno alla quale veniva imbroccata una tomaia di pelle >>.

- A Bagolino sono detti Sgalber: zoccoli di legno con suole chiodate usate in quel di Bagolino di Val Sabbia, ancora oggi, soprattutto dai noti "mascher" durante il carnevale. Sgalber anche nella bresciana Franciacorta.

<< "Carnevale di Bagolino". Il costume maschile, generalmente nero, è composto da pantaloni al ginocchio con patta quadrata, giacca, gilè e camicia bianca. Il polpaccio è coperto da ghette chiuse con lunghe file di bottoni. Caratteristica saliente sono gli sgalber, zoccoli chiusi con suola di legno. (...) >>. http://www.bagolinoinfo.it/carnevale.html http://www.casavigasio.it/carnevalebagolino.htm
Il “ceviòl”. Costumi del Carnevale di Bagolino.
Il costume maschile chiamato “ceviòl” è costituito dall’abito in fustagno pesante, per lo più di colore nero o marron portato dagli avi.
E’ composto da: calzoni al ginocchio con patta quadrata a due bottoni; camicia bianca senza colletto;
crozèt, corto gilè aperto sul davanti; calze bianche o ghette dello stesso tessuto del vestito, allacciate lateralmente da una fila di bottoni ricoperti.
Ai piedi troviamo gli “sgalbèr” specie di scarponi locali, in cuoi rigido e legno. In occasione del Carnevale, vengono chiodati tanto da produrre, durante la camminata o leggera corsa, un caratteristico suono che costituisce il rumore di fondo del carnevale, che viene evidenziato dalle frequenti “strisciate” sulla strada.
Il viso è coperto da una maschera, la testa da un cappello o da un fazzoletto

- A Rovetta (Bg) li chiamavano Sgalber: anche in quel di Rovetta (Bergamo). <<Gli uomini, sulle spalle d'inverno per proteggersi, utilizzavano un ampio mantello di panno, molto spesso chiamato tabarro (Gabà) e ai piedi portavano una specie di scarponi chiamati comunemente Sgalber. (www.comunerovetta.it) http://www.comunerovetta.it/testi/arte_cultura_turismo.htm

- Nelle Pertiche bresciane della Val Sabbia, Comune di Pertica Alta : Carnevale a Livemmo (frazione di Pertica Alta), Brescia.

[Mascheramenti] . La maschera del Doppio. Ha forma di un gigante bifronte, simile a un Giano popolare, con cappellaccio in testa e corpo avvolto in un ampio mantello nero che cela del tutto le reali fattezze e il vero orientamento delle membra del portatore. Questi procede indifferentemente in avanti o all'indietro con incedere dinoccolato e calza particolari zoccoli chiodati sgalber dalle punte rivolte nei due sensi, il che rende ancora più difficile poter individuare da che parte stia il trucco. http://www.atlantedl.org/brescia/comuni/c85.htm

- Nella Valle del Caffaro, Comune di Idro (Brescia). Festa della Stella: antica tradizione della vigilia dell'Epifania.

( Feste della stella / Epifania ) [Musiche e canti] [Questue]

Ricerche eseguite da Mirella Tironi, Idro 21 giugno 1996. Intervista al Sig. Lino Bonardi di Crone. Già sessanta anni fa faceva parte del coro della Stella.

D. Conosce qualche notizia storica della Stella?
R. Le origini della Stella sono sicuramente molto antiche, tramandate da chissà chi; anche i miei nonni e bisnonni conoscevano questa festa e mi insegnavano le parole della pastorale. (...).

D. Mi descriva come era la Stella.
R. Era molto grande, a cinque punte, di carta leggera colorata, sostenuta da una intelaiatura di legno.Appena sotto un piccolo presepio su una mensolina. Un lungo bastone di legno sosteneva tutto. All'interno della Stella una candela accesa la illuminava.

D. Come erano vestiti i cantori?
R. Ai miei tempi i Re Magi non facevano parte del gruppo. Eravamo tutti avvolti da lunghi mantelli neri. Attorno al collo una sciarpa, in capo un feltro nero, indumenti abitualmente usati da noi nei giorni di festa. Ai piedi molti di noi indossavano gli sgalber, scarponi con suola di legno. Gli inverni erano molto freddi e bisognava (...). http://www.demologia.it/brescia/comuni/c81.htm

- A Lumezzane in Val Gobbia (Convalle della Valtrompia):

<< L’uomo selvatico. L’uomo selvatico era molto riservato. Non tollerava che nessuno violasse il suo territorio. D’inverno, quando scendeva in paese per bussare a qualche stalla, sempre da persone di cui si fidava, si metteva gli "sgalber" (scarponi) al contrario, di modo che tutti pensassero che fosse salito. Nessuno osava, quindi, avvicinarsi al suo rifugio. Quando rientrava, li metteva di nuovo al contrario, come se fosse sceso. In tal modo controllava se qualcuno lo stesse seguendo. (...). (...) >>. rsb.provincia.brescia.it
http://www.fonpresmetal.it/ita/storia/media.htm :

Una vecchia fotografia, ricordi che si rincorrono, la nostalgia, questo dolore del ritorno, come significa in greco, carezzevole dentro, indescrivibile con la pochezza delle parole.
Siamo nel 1936, nella Lumezzane di povertà cocciuta, ma di gente non meno tenace, legata ad una valle bella, solatia, isolata, non ricca se non di acqua e di montagne; boscose a sud, rocciose a nord. La popolazione, presumibilmente intorno ai seimila abitanti, stenta una vita divisa tra una magra agricoltura montana, (...). (...) e di prodotti artigianali, nelle officine sul fondovalle, alimentate dall'energia dell'acqua che cadeva sulle mitiche ruote di ferro... (...).
Tutto questo riporta alla memoria, la fotografia dell'officinetta di Angelo Ghidini Pinuli, fondatore dell'attuale Fonpresmetal, il primo a sinistra, che con i figli ed alcuni dipendenti, fondeva l'ottone in un piccolo forno a crogiolo per ricavarne articoli (...).
Un lavoro che definire duro fa sorridere. Gli operai iniziavano all'alba, col freddo pungente d'inverno, la frescura dolce d'estate, o la malinconia di brumose mattine autunnali, per concludersi a sera, quando le ultime forze servivano a raggiungere a piedi le abitazioni su per l'erta valle dove una cena frugale, minestra e pane, o polenta rimasta dal mezzogiorno ed un po' di cadolèt (...).
Oggi tutto ciò appare stralunato, incredibile. Pensare che vi fossero famiglie in preda alla fame, nell'opulenza attuale, sembra del tutto inattendibile. Eppure... Ma ecco la vecchia fotografia, testimone senza parole, ma eloquentissimo.
Ai piedi degli uomini si notano i famosi (per i lumezzanesi) sgalber; calzature con la suola di legno, mentre la giovare donna ha i classici sopèi. (...). (...). (...).
Tempo andato, che voglia di abbracciarlo! Egidio Bonomi - Giornale di Brescia del 6 marzo 1993
http://www.fonpresmetal.it/ita/storia/media.htm

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