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Giovanni Battista Piardi
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Giovanni Battista Piardi - Pezzaze 1812 - Rovato
1866.
Il patriota di Pezzaze rinchiuso dagli austriaci
allo Spielberg (vedi) in Moravia (vedi) - Impero austriaco
degli Asburgo, durante i moti risorgimentali italiani, studente
in medicina veterinaria a Milano e poi veterinario con condotta
a Rovato. Studente di veterinaria a Milano nello stabilimento
di San Francesco, allogato assieme ad un compagno, Antonio
Donesane, in una camera di affitto in corsia dei Servi, aderiva
nel 1833 alla "Giovine Italia" di Mazzini, ed ospitava giovani
studenti ed anche un militare, il cadetto Gaetano Rolla di
Vailate. Trovato questi in possesso di una poesia ritenuta
sovversiva dal titolo "Profughi di Parga" scritta dal Berchet
nel 1822. Attraverso lui la polizia risaliva al Piardi che
nell'agosto del 1833 veniva arrestato. Dopo di lui altri nove
suoi compagni seguirono la sua sorte. Il Piardi e un certo
Brescianini, con lui arrestato furono sottoposti a giudizio,
confessarono ma il Piardi, secondo le vedute del Giudice,
incompletamente. Ritenuto colpevole del reato di alto tradimento,
il Piardi, il 29 settembre 1835, dopo un giudizio durato circa
due anni, venne condannato a morte con altri diciannove tra
i quali due bresciani: Gabriele Rosa e Giacomo Poli.
Mentre ad un altro bresciano, Gaetano Bargnani, vennero inflitti
venti anni di carcere di secondo grado. Ma avendo l'Imperatore
Ferdinando I d'Austria, salendo al trono, ordinato con rescritto
del 4 marzo 1835 il condono della pena capitale, il Piardi
poté cavarsela con un anno di carcere che scontò però nella
fortezza dello Spielberg (vedi). Il Piardi prese poi parte
ai moti rivoluzionari del 1848 e alle X Giornate del 1849.
Fu poi veterinario a Rovato. (Enc. BS). Quando assume la condotta
i veterinari di tutta la provincia di Brescia sono solamente
ventuno, così almeno si legge in una nota storica del XIX
secolo in cui, appunto, si dice che i veterinari sono 21 alla
data del 1834. Anche dopo la morte riuscì a scuotere le anime
e le coscienze allorquando gli furono negati i funerali religiosi
nel luglio del 1866 suscitando vivaci polemiche e in occasione
di quelli civili quando si riunì in Rovato un'immensa moltitudine
di persone. Di Giovanni Battista vogliamo annotare alcuni
dati specifici. Figlio di Giovanni Battista, sposa Afra Quistini
che probabilmente non gli dà discendenza. "Decede alle ore
sei mattutine di oggi 13 luglio 1866 in contrada Fieno marcata
n. 501 di questo comune all'età di anni 54 per S. (…). Nato
a Pezzaze". Dai registri comunali si evince che la denuncia
di decesso "avanti il segretario dello stato civile Galli
Bortolo è sporta da Cobelli Giovanni di Bortolo, di 28 anni,
possidente e da Machina Carlo fu Francesco di anni 59, custode".
Secondo la testimonianza scritta del 28 marzo 1997 da parte
di Teodoro Piardi (1905) dei Cansonète, Giovanni Battista,
dottore veterinario, è cugino di suo nonno G. Battista o Battista
del 1824 al quale, in occasione del trasferimento a Rovato
per assumere la condotta veterinaria, vende tutti i beni e
la parte di casa di cui è proprietario a Pezzaze. Di uno studio
storico, pubblicato su di un quotidiano del 1933, a firma
di Luigi Re, proponiamo alcune parti salienti sulla vita e
le motivazioni dell'arresto e della condanna di Giovanni Battista
Piardi ... In quella specie di Sancta Santorum che è l'Archivio
di Stato di Milano (…) facendo alcune ricerche tra gli Atti
Segreti della Presidenza del Governo di Lombardia (Cart. CLXXVIII),
mi è capitato di incontrarmi in nomi ed in fatti del periodo
del risorgimento pressochè sconosciuti che interessano la
nostra città (Brescia) e provincia, dove lo spirito di indipendenza
era fortemente sentito. Da quei poderosi e ponderosi fascicoli,
sono quasi tre centinaia, che accolgono il frutto delle frequenti
perquisizioni, lettere intercettate, relazioni di spie, rapporti
della polizia, ecc.; da quelle carte (…) ho visto balzar fuori
figure lasciate nell'oblio e che è bene far rivivere al nostro
ricordo, additare alla nostra ammirazione e alla nostra meditazione.
Ci siamo proposti di rievocare tali figure sulla scorta dei
documenti inediti (…) pur senza seguire un ordine cronologico,
sicuri di far cosa gradita ai bresciani e di portare un modesto
contributo alla storia del risorgimento di cui Brescia tra
poco avrà l'onore di accogliere a congresso gli studiosi (…).
1833. Giusto cento anni fa, Giuseppe Mazzini aveva fondato
da poco la Giovane Italia e ad essa cercava proseliti. Primi
ad infiammarsi al programma dell'Apostolo sono i giovani e,
primi tra i giovani, dovevano essere gli studenti. L'Austria
ha sentore di congiure. La Presidenza del Governo abbassa
ordini perché si vigili, si colpisca, si riferisca. La polizia
si mette in subbuglio (…). Da Pezzaze era stato mandato a
studiar veterinaria a Milano il giovane Giovanni Piardi. Egli
abita in una camera affittata in comune col compagno di studi
Antonio Donesana, nella corsia dei Servi, ora corso Vittorio
Emanuele, vicino al Caffè Nuovo. Dove sono giovani ivi affluiscono
giovani e, tra studenti, è facile la colleganza. La camera
del Piardi diventa un convegno di studenti di Milano e della
Università di Pavia. Nelle loro riunioni essi parlano di scuola
e di studi, ma, (come non poteva essere?), anche dell'Italia.
La nuova associazione mazziniana li attrae e ad essa si iscrivono.
Essere scoperti vuol dire la forca o lo Spielberg. A Genova,
a Nizza, ad Alessandria, a Chambery, erano state pronunciate
in quei giorni numerose sentenze di morte dai Consigli di
Guerra specialmente contro i militari affiliati alla Giovane
Italia, ma ciò non preoccupava i giovani che frequentano la
camera del Piardi. Tra essi vi è anche il cadetto Gaetano
Rolla, di Vailate, della divisione granatieri dell'Imperial
Regio Reggimento Geppert. Il cadetto un giorno si fa trovare
in possesso di una poesia sovversiva. Si trattava dei "Profughi
di Parga" del Berchet e, poiché lo si ritiene detentore anche
di altri scritti che si riferiscono alla Giovane Italia, viene
arrestato. Interrogato dai suoi superiori, il Rolla confessa
di aver avuto i versi da uno studente, certo Primardio di
Brescia. Informata la polizia, già in grand'affare per rintracciare
e spezzare le file della Associazione sovversiva, così era
ritenuta, iniziano le ricerche ma, poco dopo, viene riferito
al Governo che non risulta esservi uno studente dal cognome
indicato dal cadetto. (…). La Polizia approfondisce le sue
indagini e scopre che trattasi di certo Piardi Gian Battista,
studente di veterinaria nello stabilimento di San Francesco.
La direzione generale di polizia ordina subito una perquisizione
nella camera del Piardi (…). In data 20 agosto 1833 il Torresani,
direttore generale della polizia, ne informa la Presidenza
del Governo con un rapporto nel quale è detto: "Ho ordinato
che indilatamente fosse con tutto il rigore perquisita la
sua abitazione e si procedesse a tutte quelle altre operazioni
che le risultanze di tale atto avessero rese necessarie. Questo
Imperial Regio Commissario Superiore De Bolza, a cui ne affidai
l'incarico, sorprese nella propria abitazione il Piardi e
trovò a lui associati li suoi colleghi Cesare Donesani e Carlo
Castiglioni i quali, non militando ancora contro di loro speciali
sospetti, furono licenziati. Eseguita l'ordinata perquisizione
si prese in sequestro un manoscritto estremamente osceno (la
polizia dava a tale aggettivo significato politico) a cui
si vedono firmati vari individui, e, scoperto il camino della
camera, si raccolsero sulle ceneri bagnate gli avanzi di carte
bruciate e dalle poche parole che vi si poterono leggere,
si sono trovati cenni della Giovane Italia. Ritenuta l'incolpazione
diretta portata dal Rolla contro il Piardi che può formare
soggetto di penale perturbamento pel titolo di perturbazione
dell'intera tranquillità dello Stato e visto le risultanze
dell'atto perquisitivo, il Piardi stesso si ritenne in istato
di provvisoria custodia. Assoggettato senza ritardo a sommario
costituto confessò la piena conoscenza del cadetto Rolla;
ammise che nella sua camera avveniva periodicamente l'unione
di vari studenti di veterinaria alle quali intervenivano pure
vari studenti dell'Imperial Regia Università di Pavia; ammise
che questa unione moveva anche dal principio di divertimento
quantunque vi si facesse anche la ripetizione del corso di
veterinaria. Disse che il Rolla vi interveniva esso pure varie
volte. Valendosi poi dell'opuscolo I Profughi di Parga stato
perquisito al Rolla, comunicato dal signor auditore della
guarnigione, fu interrogato il Piardi in base alle cose deposte
dal Rolla medesimo, ma ha voluto ostinatamente negare di aver
dato alcun libro od altra carta antipolitica da leggere al
Rolla. Non ha potuto però a meno di riconoscere il suddetto
opuscolo mostratogli come esistente un tempo nella camera
sua dove lo lesse. Ha poi voluto inopportunamente ed inconcludentemente
aggiungere che non sa di chi sia detto libro (…). Tutto fu
vano per indurre il Piardi a più importanti deposizioni. Importava
quindi di fare altri tentativi per iscroprire la verità e
quindi furono assunti ad esame gli studenti Donesani Cesare,
Castiglioni Carlo, Barbenni Antonio e Narducci Giuseppe, come
quelli che facevano parte della scoperta sospetta unione,
ma neppure a questo mezzo l'investigazione diede migliori
risultati che anzi questi giovani sono andati d'accordo ad
escludere che tra loro si parlasse o altrimenti si trattasse
di oggetti politici e siano stati in possesso di libri e carte
antipolitiche. Si è però rilevato dalla deposizione del Donesani
che anche un soldato del battaglione dei cacciatori era qualche
volta della lega. Si dovette poi necessariamente concepire
de' gravi sospetti riguardo alla suddetta unione poiché molti
dei studenti assunti ad esame si vede apertamente che fecero
uno studio particolare per tener celato l'intervento di studenti
dell'I.R.U. di Pavia e perché avendo cercato conto degli studenti
di veterinaria Donesana Antonio, compagno di camera del Piardi
e di Francesco Carbonera di Sondrio, loro intrinseco amico,
si rilevò che dopo l'arresto del Rolla, mancarono di intervenire
alla scuola e si tengono celati". Il rapporto della Direzione
Generale della Polizia continua dicendo che, interrogato il
parroco di Turro e il suo coadiutore Messaggi, ai quali il
Rolla avrebbe avuto l'imprudenza di mostrare gli scritti sediziosi,
questi fecero deposizioni assai compromettenti contro di lui
il quale sarebbe stato in possesso, tra l'altro, di un giuramento
manoscritto "che tutte le apparenze indicano quello che vien
prestato dai federati della Giovane Italia." I due sacerdoti
deposero di aver suggerito al cadetto di distruggere il pericoloso
scritto, il che promise di fare, bruciandolo. Essendosi poi
la Polizia convinta che le riunioni nella camera del Piardi
avevano scopi politici, lo trattenne nelle stanze di arresto,
sospendendo la denuncia al giudizio criminale e diede ordini
per le ricerche del Donesani e del Carbonera (…). La Polizia
ebbe un grandaffare in quei giorni per chiarire i fatti, se
vogliamo credere ad un rapporto datato 2 settembre del Direttore
Generale al Governatore, nel quale è detto che "Ora che le
operazioni più urgenti ebbero luogo mi valgo del primo momento,
non di ozio ma di respiro", per adempiere al dovere di riferire
in merito alle ricerche eseguite. Ricerche che portarono alla
conferma dell'arresto del Piardi e di nove suoi compagni.
Il Piardi e certo Brescianini, con lui arrestato, e messo
a disposizione del Giudizio Criminale, confessarono le loro
… colpe, ma il Piardi "a mio credere incompletamente" dice
un rapporto della polizia al Governo, "poiché le risultanze
dei suoi atti fanno ritenere che sappia molto di più". Ritenuto
colpevale di reato di alto tradimento, il Piardi nel settembre
1835, dopo un giudizio durato circa due anni, venne condannato
a morte con altri diciannove, tra i quali i due bresciani:
Gabriele Rosa e Giacomo Poli, mentre ad un altro bresciano,
Gaetano Bargnani vennero inflitti venti anni di carcere di
secondo grado. Il nuovo Imperatore Ferdinando I, salendo al
trono, aveva ordinato, con suo rescritto del 4 marzo 1835,
il condono della pena capitale, ove gli inquisiti ad essa
fossero stati condannati, e la riduzione di essa in varia
misura; così il Piardi potè cavarsela con un anno di carcere
duro che scontò allo Spielberg. Da un articolo di giornale
del 17 luglio 1866 leggiamo: "Ieri 13 luglio spegnevasi in
Rovato una preziosa esistenza! Giovanni Battista Piardi ottimo
cittadino, leale e caldo patriota, cessava di vivere tra il
compianto di tutti i buoni che lo conobbero. L'uomo che seppe
indurire, e non tentennar mai nella fede politica, nelle dure
prove delle carceri dello Spilbergo, che prese parte alle
rivoluzioni del '48 e '49, che soffrì torture, ed esiglio,
quest'uomo calmo nella piena sicurezza della pura sua coscienza
non seppe aderire alle sollecitazioni, anzi pressioni del
sacerdozio. Il ministro del Dio di pace, e misericordia si
vendicò niegandogli il cerimoniale della chiesa, incontrando
la generale disapprovazione. Numeroso, e scelto corteo accompagnò
la Bara, onorandola quanto si meritava. Così il popolo imparò
che un galantuomo può far senza del prete; e la Bara di quell'ottimo
cittadino raccolse migliori, e più sincere preci … quelle
de' numerosi amici suoi che lagrimando gli resero l'estremo
tributo di stima, e d'affetto!! . Siano ringraziate ed encomiate
le gentili signore che sorpassando i pregiudizii di falsi
riguardi fecero eletta corona al caro estinto. Lode alla Guardia
Nazionale, alla Musica, alla Società del Gabinetto di Lettura,
e della Regia Prefettura che volonterosi, e concordi accorsero
a tributare omaggio di stima, e d'affetto alla memoria del
trapassato, non dimenticando tutti i generosi amici del Comune
di Coccaglio accorsero a dare l'estremo saluto alle spoglie
dell'amico perduto. Lode ai signori D.r Fisico Vincenzo Urgnani
e D.r Ettore Spalenza, che sulla fossa leggevano un discorso
storico della vita, e delle singolari virtù cristiane e cittadine
di Piardi Gio.Battista, che se non esiste più, sarà però imperitura
la sua memoria. Alcuni amici di Rovato".
Ancora su Giovan Battista Piardi QUI
Notizie specifiche su ""Le Dieci Giornate di Brescia"":
http://www.brescialeonessa.it/xgiorni/start.htm
http://www.brescialeonessa.it/xgiorni/xgiorni/index.htm
http://www.piardi.org/persone/p28.htm
(Don Pietro Boifava)
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