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Pezzoro e i Piardi
PEZZORO mt. 911 s.l.m.
(ora Comune di Tavernole sul Mella) terra d'origine di famiglie
imparentatesi con in Piardi della contigua PEZZAZE in Val
Trompia.

PEZZORO (tra le montagne) e Monte Guglielmo.
Tra le famiglie originarie di Pezzoro: FERRAGLIO,
CONTRINI, DANCELLI.
Alcuni PIARDI, poi dimoranti in Pezzaze, sono nati in quel
di Pezzoro sin dall’Ottocento, come per i componenti
della famiglia poi nota col soprannome di “Cega Pirle”.
Dei Ferraglio è il bellissimo stemma posto in Pezzoro
sulla casa al numero 25 di via S. Carlo con la scritta “Arma
Feralio cavata dalli libri di Giò Maria Bonularella
Contrata di S. Margherita all’insegna della crose d’oro
in Milano”.
Di certo Geronimo Feraglio si occupano i Rettori di Brescia
Pietro Barbarigo Podestà e Stefano Viario Capitano
nelle lettere del 30 giugno 1612 dirette ai Capi del Consiglio
dei Dieci in Venezia presso la Serenissima Repubblica. (“I
PIARDI” Vol. I, edito l’anno 1998).
La mai dimenticata “anima di Pezzaze” Rita sposata
a Cesare Bontacchio, figlia di Maria Piardi dei detti Mafé,
era della famiglia Ferraglio. http://www.piardi.org/persone/p23.htm
Dal 1442 Pezzoro in Val Trompia ha il suo ordinamento noto
come ‘Statutino’.
Pezzoro (sec. XV - 1797)
Nell’estimo visconteo del 1385 (ed anche nel
1389) il comune non risultava compreso fra i comuni della
Valle Trompia, forse per non avere ancora conquistato la propria
autonomia istituzionale (Sabatti 1980, pp. 15-17 e pp. 8-82,
nota 31); è tuttavia elencato tra i comuni della Val
Trompia nell’estimo del 1557 (Sabatti 1980, p. 259).
Nel 1493 contava 280 anime (Medin 1886), e all’inizio
del secolo XVII contava 60 fuochi e 300 anime (Da Lezze 1610).
Intorno alla metà del XV secolo il console giusdicente
era la figura istituzionalmente più importante del
comune concentrando in sè quasi tutte le funzioni dell’ente
(Sabatti 1980, pp. 21-33); completavano il quadro estimatori
dei danni, ministrale e camparo (Sabatti 1980, pp. 33-42);
nel 1645 tra gli ufficiali del comune erano segnalati solo
il console ed il massaro (Sabatti 1979). Nel 1764 vi erano
191 anime (Descrizione generale 1764). [A cura di Giovanni
Zanolini]
Pezzoro (1798 - 1809)
Inserito nel cantone del Mella con la legge del
1 maggio 1797, passò nel distretto delle Miniere nel
maggio 1798 (legge 13 fiorile anno VI), venendo incluso nel
distretto delle Armi ai sensi della legge sulla ripartizione
in distretti, comuni e circondari del dipartimento del Mella
(legge 21 vendemmiale anno VII); nell’assetto definitivo
della repubblica cisalpina, determinato nel maggio del 1801
(legge 23 fiorile anno IX), venne incorporato nel distretto
I, di Brescia, per fare poi parte del cantone VI di Bovegno
del distretto I di Brescia con il decreto dell'8 giugno 1805
(decreto 8 giugno 1805 a). Fu concentrato in Pezzaze dal 1
gennaio 1810. Sul piano istituzionale, in osservanza della
legge del 24 luglio 1802 ed in virtù dei 223 abitanti,
venne classificato nella terza classe dal citato decreto 8
giugno 1805 (decreto 8 giugno 1805 a). [A cura di Giovanni
Zanolini]. (http://www.lombardiabeniculturali.it)
Pezzoro (1816 - 1859)
Con l’attivazione dei comuni della provincia
di Brescia, in base alla compartimentazione territoriale del
regno lombardo - veneto, venne incluso nel distretto VII di
Bovegno (notificazione 12 febbraio 1816); fu confermato nel
medesimo distretto in forza del successivo compartimento territoriale
delle province lombarde (notificazione 1 luglio 1844). Nel
1853 (notificazione 23 giugno 1853), Pezzoro, comune con convocato
generale e con una popolazione di 241 abitanti, fu inserito
nel distretto VI di Gardone.

Pezzoro. Panorma, anni inizi Novecento.
Pezzoro (1859 - 1927)
In seguito all’unione temporanea delle province
lombarde al regno di Sardegna, in base al compartimento territoriale
stabilito con la legge 23 ottobre 1859, il comune di Pezzoro
con 244 abitanti, retto da un consiglio di quindici membri
e da una giunta di due membri, fu incluso nel mandamento VIII
di Bovegno, circondario I di Brescia, provincia di Brescia.
Alla costituzione nel 1861 del Regno d’Italia, il comune
aveva una popolazione residente di 168 abitanti (Censimento
1861). In base alla legge sull’ordinamento comunale
del 1865 il comune veniva amministrato da un sindaco, da una
giunta e da un consiglio. Popolazione residente nel comune:
abitanti 195 (Censimento 1871); abitanti 248 (Censimento 1881);
abitanti 239 (Censimento 1901); abitanti 219 (Censimento 1911);
abitanti 241 (Censimento 1921). Nel 1924 il comune risultava
incluso nel circondario di Brescia della provincia di Brescia.
In seguito alla riforma dell’ordinamento comunale disposta
nel 1926 il comune veniva amministrato da un podestà.
Nel 1927 il comune di Pezzoro venne aggregato al comune di
Tavernole Cimmo, attualmente denominato Tavernole sul Mella
(R.D. 17 novembre 1927, n. 2275).[A cura di Caterina Antonioni
]. (http://www.lombardiabeniculturali.it)

Pezzoro. Primo Novecento.
Pezzoro. Primo Novecento.
Parrocchia di San Michele arcangelo
(sec. XVI - [1989]) in Pezzoro
Parrocchia della diocesi di Brescia. Il Catalogo
queriniano del 1532, prezioso elenco del clero bresciano,
attesta la chiesa parrocchiale di Pezzoro sotto il titolo
di San Michele e la inserisce "in quadra valis Trumpie"
indicandone Agostino "de Gandino" in qualità
di rettore e attribuendole il valore di 20 ducati (Guerrini
1925, p. 46-47). Si possiedono le nomine dei rettori-parroci
dal 1560 fino al 1984 (ACVBs, Atti parrocchiali, Pezzoro).
Nel 1703, durante la visita pastorale del vescovo Marco Dolfin
alla diocesi di Brescia, nella chiesa parrocchiale di San
Michele arcangelo si trovavano gli altari maggiore e del Santissimo
Rosario; vi erano inoltre erette le scuole del Santissimo
Sacramento e del Santissimo Rosario (Visita Dolfin, 72, Val
Trompia, ff. 264r-265r). Il numero delle anime era di 130
(Faino 1658, p. 306). Già inserita nel vicariato di
Pezzaze, nella vicaria di Tavernole e successivamente in quella
di Bovegno tra il XIX e il XX secolo (ACVBs, Atti parrocchiali,
Pezzoro), in seguito alla promulgazione del "Direttorio
diocesano per le zone pastorali", riguardante la revisione
territoriale della diocesi e attuato nel 1989 con decreto
vescovile (decreto 14 aprile 1989), la parrocchia di San Michele
arcangelo di Pezzoro è stata attribuita alla zona pastorale
XX - Alta Val Trompia. (A cura di Elena Mazzetti).
Regione Lombardia - Università degli Studi di Pavia.
Lombardia Beni culturali. http://www.lombardiabeniculturali.it/istituzioni/toponimi
.
Pezzoro nelle pagine di questo sito, qualche riferimento:
http://www.piardi.org/persone/p33.htm
- Assunta Piardi CONTRINI
http://www.piardi.org/persone/p68.htm
- Assunta Piardi CONTRINI
http://www.piardi.org/persone/p16a.htm
- Bono Piardi in atti del 1567
http://www.piardi.org/luoghi/pezzaze.htm
- PEZZAZE
Pezzoro - Parrocchia: fede e sport,
un solido e concreto legame.
La solidarietà dello Sci Club ha permesso
la ristrutturazione della macchina dei Tridui ***. Pronto
un progetto per la canonica.

Un fatto che probabilmente non ha riscontri
altrove, un legame ormai decennale tra uno sci-club e la sua
parrocchia con risultati straordinari : succede a Pezzoro,
antico borgo valtrumplino, grumo di case arroccato attorno
alla sua Chiesa sotto le pendici del Gölem. Vanta illustre
passato: uno dei più antichi “statuti“
in Valtrompia , del 1576, è il suo: ordini e regole
che scandivano la vita e l’economia fatta di pascoli
ed alpeggi, del piccolo comune, tale fino al 1927 quando venne
aggregato a Tavernole.
Nell’anteguerra era luogo amato dagli appassionati di
sci: attorno al rifugio in Pontogna realizzato dal CAI (Club
Alpino Italiano) di Gardone VT, crebbe la fama del mitico
“Discesù”, la vertiginosa libera dalla
vetta del Redentore. Salivano lassù a piedi i più
grandi sciatori del tempo: con loro i “Galìna”
di Pezzoro Contrini Umberto, Vittorio, Aldo istruttore di
Casa Savoia, compagni di Zeno Colò nella “pattuglia
veloce”, gli azzurri del tempo.
Poi nel dopoguerra lo spopolamento continuo: ora vi risiedono
normalmente meno di un centinaio di persone.
Chi è sceso al basso però ritorna per le ferie
e le feste, foresti amanti della quiete vi hanno costruito
casa.
Per tutti catalizzatore è diventato il glorioso Sci-Club
Pezzoro che col presidente Aldo Contrini ed i suoi collaboratori
tiene insieme oltre trecento iscritti, tre volte gli abitanti
del paese.
Le ferie d’agosto da un decennio sono diventate occasione
per un mese di eventi da loro organizzati ed alla fine si
offre il ricavato alla Parrocchia. Così la chiesetta
dedicata a S. Michele è tornata a risplendere: il tetto,
la statua lignea della Madonna del Rosario, la Pala di"
S. Michele Arcangelo (splendida tela firmata da Francesco
Giugno,eseguita tra il 1610 ed il 1620), la teletta di S.Carlo,
per la bella "Pietà coi Santi Antonio Abate e
da Padova" attribuita a Domenico Voltolini, le stazioni
ottocentesche della "Via Crucis", il magnifico stendardo
datato 1620 che raffigura da una parte S. Michele e dall'altro
la" Madonna con bambino tra i santi Domenico e Caterina"
ed i Misteri del Rosario. Assieme è stata recuperata
dal solaio dove giaceva dimenticata e poi restaurata con paziente
lavoro di anni la “macchina dei tridui”, un tempo
vanto di tante chiese ed ora ammirabile solo a Pezzoro. Al
ferragosto,quando si celebrano i sacri Tridui ed il patrono,
appare come per incanto là sopra l’altar maggiore,
fantastico addobbo in legno, montato pezzo per pezzo come
un “puzzle”, che lo incornicia fino su al soffitto
coprendo la vista di tutta l'abside Il sagrestano impiegava
un'ora per accendere le decine di candele che illuminavano
quel trionfo di colori rosso e blu, giallo oro ,argento, cangianti
nel gioco di luci delle fiammelle , più numerose lassù
al centro dove brilla l'aureo ostensorio, per l'adorazione
dei fedeli. L’ultima esposizione completa risaliva ai
tempi di don Rino Plebani, parroco dal 41 ai primi anni 50.
Tutto sotto la spinta dello sci-club, coi suoi parroci Don
Mario Piccinelli, Don Ezio Bosetti e l’attuale don Giancarlo
Pasotti
Ed ora una nuova “sfida”: la completa ristrutturazione
ad uso residenza per vacanze ed altro della canonica che già
in recente passato offriva una trentina di posti letto agli
“scout”. Il progetto è pronto: parzialmente
verrà finanziato dalla vendita di un fabbricato (ex
forneria Ferraglio) della Parrocchia. Al resto si penserà.
[A cura di Edmondo Bertussi da Marcheno in Valtrompia.
(La Voce del popolo. Brescia, 14 novembre 2008. Paesi e parrocchie
di Valtrompia)].
***. Per la tradizione del Triduo, i “Tridui”,
nel bresciano e tra i Piardi,
vedi 4.1 CELEBRAZIONE
TRIDUO IN SUFFRAGIO DEI DEFUNTI.
1864. PEZZORO in Val Trompia:
luogo di una delle tante proprietà degli otto fratelli
Piardi figli del defunto Andrea da Pezzaze (1799) del fu Andrea.
I molti fratelli Piardi, eredi di Andrea "Catanì"
[(Pezzaze, 1799 - Gussago, 1854), figlio del fu Andrea da
Pezzaze, 1767], in quest'anno, sono ancora titolari e comproprietari
di un bosco in Pezzoro. Infatti, lo danno in garanzia del
debito che mantengono verso la loro madre, Elisa Ogna, vedova
di Andrea Piardi da 10 anni. << Bosco detto Gratugi,
posto nel Comune di Pezzoro fra i confini a mattina sera e
monte Comune di Pezzoro, a mezzodì Ferraglio, in Mappa
al N. 684. seicento ottantaquattro di Pert.e Cens.e 8,73 pari
ad are 87,30 Rend.a £. 4:63 >>.
PEZZORO in Val
Trompia: 1900 - 2000. La famiglia Montini, il Monte Guglielmo
ed il monumento al Redentore.
E' contigua terra dei Piardi di Pezzaze e luogo d’origine
di antiche famiglie (Contrini, Ferraglio) imparentate con
essi.
Giovanni Battista Montini (Concesio in Val Trompia, 26 settembre
1897- Roma, 6 agosto 1978) frequentò piccolissimo,
sin dalla fine dell'Ottocento e per molti anni, le montagne
di Pezzoro. Ritornò in Alta Val Trompia, per l'ultima
volta, il 15 d'agosto 1959 compiendo, da cardinale Arcivescovo
di Milano, visita ai minatori della Valle, ricordando le volte
che accompagnato dal padre, Giorgio, e qualche volta anche dalla
nonna, Francesca, salì a piedi, con i fratelli (Lodovico
e Francesco), la montagna che conduce a Pezzoro e da qui,
"Antica stazione climatica alpina", ancora più
su fin alla sommità del Monte Guglielmo, ove si erge
l'antico manufatto del 1902 dedicato al Redentore, voluto
dall'avvocato e giornalista Giorgio Montini quale monumento
lombardo a Cristo Redentore; (... alla fine dell'Ottocento
lo strano fervore che corre tra i popoli al concludersi di
ogni secolo spinse i cattolici ad elevare un monumento a Cristo
Redentore su diciannove vette delle montagne italiane. Diciannove
erano, infatti, i secoli trascorsi sotto la fede in Gesù
Cristo, di essi doveva rimanere un segno su tutta la penisola,
questo si diceva tra i cattolici ferventi; tra le montagne
lombarde la scelta cadde sul monte Guglielmo. Brescia affidò
a Giorgio Montini l'onore di cimentarsi nell'assai ardua impresa.
Il giovane avvocato era una delle personalità di spicco
fra i cattolici bresciani. Il monumento avrebbe dovuto essere
pronto per la fine del secolo XIX ed invece, terminato nell'estate
del 1901 dopo alcune difficoltà tecniche, venne
inaugurato il 24 agosto 1902.

Pezzoro. Ludovico, Giambattista e Francesco Montini.1902
<<...fu un giorno memorabile in casa
Montini. Battista e Lodovico, in compagnia della nonna e del
padre salirono sulla vetta del Guglielmo, mescolati alla folla
che percorreva i sentieri verso Castel Bertino. La mamma dei
bambini, Giuditta Alghisi da Verolavecchia, era rimasta a
Concesio con Francesco, di appena due anni. Nella lunga salita
quando era stanco Battista veniva caricato sulle spalle vigorose
di Giacinto Contrini che lo portava per lunghi tratti. Battista
(Giovan Battista Montini) tra la folla arrivata numerosa,
circa diecimila persone, per vedere la cappella e la grande
croce in ferro, guardò con stupore la grande corona
alpina, i paesini disseminati nella valle, l'azzurro
immenso del lago (d'Iseo) e del cielo. Quei luoghi, quei colori,
restarono nel suo cuore, sempre, forti intensi come tutti
i ricordi dell'infanzia. (...) >>. (Rosaria Poinelli.
La montagna del Papa. Settembre 1998. Tipogr. Ellemoduli,
Sarezzo - BS).
Lodovico e Giovanni Battista Montini assistettero alla S.
Messa ed alla cerimonia inaugurale nella loro veste di
chierichetti.
La famiglia dei Montini trovava in Pezzoro porte aperte alloggiando
all'albergo di Emanuele Dancelli, così accadde per
molte stagioni. In quegli anni correva voce che a Pezzoro
si fosse trovato l'elisir di lunga vita, che l'aria sana e
balsamica della Valle Trompia regalasse una salute di ferro
ai suoi abitanti. Molti erano gli ottuagenari, senza problemi
particolari lasciando così in pace il medico condotto
che viveva nella sua casa di Lavone di Pezzaze. Nel 1849,
in una monografia compilata da uno studioso bresciano, il prof.
Gallia da Marmentino, si leggeva che Pezzoro era "paese
dove manco si muore".
Il manufatto, tempio dedicato al Redentore, è stato
successivamente risistemato nell'estate del 1966 in omaggio
a Giovanni Battista Montini - papa Paolo VI (dal 1963) ed
abbellito, nel 1998, con la statua raffigurante il papa
bresciano e nei primi anni 2000 con alcuni affreschi arricchenti
la facciata.
((Piera Gallia da Marmentino sposata a Faustino Bortolo Piardi
(andati poi a dimorare in Val Susa di Torino) è dalla
stessa famiglia marmentinese di Val Trompia del menzionato
noto studioso bresciano. http://www.piardi.org/persone/p26.htm )).
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