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Questo sito nasce da un'idea di Achille Piardi, il quale dopo anni di ricerche e dopo aver redatto una prima versione della biografia sulla Famiglia Piardi è alla costante ricerca di nuove informazioni... se anche tu sei un Piardi... continua a navigare tra queste pagine!!!


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Franciacorta

La Franciacorta e i Piardi
 
Notize sui LUOGHI dei PIARDI bresciani, in terra di Franciacorta.


da http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/a/aa/Territoriofranciacorta.jpg

La Franciacorta e i Piardi

Notize sui LUOGHI dei PIARDI bresciani, in terra di Franciacorta.
 
FRANCIACORTA: "E dobbiamo girare, guardare avere cura del patrimonio di questa nostra terra, perche se non avremo cura noi della nostra terra, chi mai ne avrà in vece nostra? E chi avrà mai cura di noi che siamo incuranti delle stesse nostre cose?". Loris Jacopo Bonomi, in http://www.terrafranciacorta.com/storia/storia.htm
La STORIA.
E' proprio dalle parole di Loris Jacopo Bonomi che abbiamo tratto le motivazioni per raccontarvi in breve e senza presunzione di completezza la gloriosa storia della terra di Franciacorta e delle sue genti. Innanzitutto è necessario individuare i confini geografici di quella che ai giorni nostri è conosciuta come "la terra del bollicine".
Nella gergo locale, infatti, viene indicata come Franciacorta "quella parte della provincia di Brescia che si estende ad Occidente della città ed è compresa tra: il fiume Oglio ad Ovest, le colline alla destra del Fiume Mella ad Est, il Lago d'Iseo e le ultime propaggini delle Alpi Retiche a Nord e la pianura sud collinare a Sud", comprendendo nella parte centrale quel territorio che costituisce dal lato morfologico l'Anfiteatro morenico sebino o della Franciacorta. L'Anfiteatro sebino (o del lago d’Iseo) ha un paesaggio pacato, di tono tenue, ma acuto e ondulato, ancora quasi intatto. In esso è presente un patrimonio storico-ambientale costituito da ville e palazzi del '600-700, da chiese e castelli da conoscere, da conservare e proteggere e che certamente costituiscono importanti itinerari culturali.
La divulgazione delle ricerche storiche, artistiche e archeologiche locali che nel corso degli anni si sono susseguite grazie all'opera di instancabili e appassionati autori può permettere una migliore e particolare conoscenza dei piccoli centri urbani presenti in questa porzione d'Italia. Essa rappresenta altresì un importante strumento per aiutarci a capire e scoprire opere d'arte, monumenti, testimonianze storiche, particolari architettonici, nuclei urbani, luoghi, ambienti e oggetti che meritano di essere conosciuti, conservati e tutelati. Il territorio della Franciacorta comprende oggi diciotto Comuni in provincia di Brescia per una superficie totale di 230 chilometri quadrati. L'elemento che contraddistingue e allo stesso tempo caratterizza questi diciotto Comuni è rappresentato dal comune patrimonio artistico, storico e naturale: trinomio di inestimabili bellezze ancor oggi attuali. Elemento caratterizzante della patria franciacurtense è la perfetta "convivenza" tra l'originaria natura collinare e la tradizionale produzione vinicola che ne fanno una terra di rilevante interesse enologico e turistico. Fino agli anni 30 del secolo XX la società franciacortina era sostanzialmente imperniata su una cultura patriarcale e basata su un'economia tipicamente agricola con qualche influsso commerciale e artigianale; tuttavia le prime influenze della nuova rivoluzione industriale che aveva interessato le grandi città del nord iniziavano a farsi sentire anche in questa "terra di colline e di vigne".
In concomitanza con le nuove condizioni di vita apportate dal boom economico, i vincoli comunitari cominciarono ad allentarsi, il senso di appartenenza a realtà locali si scompose, le esperienze di vita si frantumarono fino ad accentuare i vincoli individuali e fortemente competitivi.
La Franciacorta ha vissuto e sta vivendo tutt'ora un periodo di grande fermento nello sforzo di valorizzare le sue grandi risorse ambientali, conciliando il nuovo con l'antico, le esigenze di sviluppo economico, commerciale e turistico con il rispetto e la salvaguardia di un patrimonio prezioso qual è quello naturale e storico che le è proprio e che i suoi monumenti civili e religiosi attestano essere ricco.
Il paesaggio della Franciacorta è del resto disegnato dalla sua storia. Le dolcissime ondulazioni collinari sono soltanto un segno che ne definiscono la fisionomia. Non si trovano panorami spettacolari, ma la morbidezza delle colline coltivate, punteggiate di ville e di giardini, le piane degradanti e bonificate in antico e ancor oggi irrigate da rogge e seriole. Nell'insieme un paesaggio fascinoso che ha attirato fin dalla fine del 700 i pionieri, soprattutto milanesi di una cosmopolita villeggiatura. E' bello passeggiare per le strade asfaltate o sterrate di Franciacorta, in alcuni tratti ancora erbose, per viottoli, per sentieri che muoiono in un vigneto, in un mucchio di bosco, toccare casolari, gruppetti di case e sostare a prendere una boccata d'aria sotto piante, accanto a una siepe, avendo davanti scorci suggestivi verdissimi o splendide ville patrizie seminascoste tra le colline. E i colori? Dal verde tenero di primavera a quello intenso dell'estate fino al bruciato dei campi arati dominato dai profili delle cerchie moreniche qua e là macchiate di sempreverde oppure dal grigio argenteo degli olivi e intorno a tutto ciò la presenza delle Prealpi Lombarde a cingere la fossa del Sebino. La Franciacorta è terra appagante, di bellezze raccolte, che rifuggono dal chiasso e ispirano quiete.
ORIGINE FISICA
La Franciacorta, seppur ad una prima parziale analisi si presenta come una porzione di territorio in cui sembra prevalere ora la zona collinare ora la zona morenica deve invece essere considerata senz'altro nella sua omogeneità, la cui origine può essere fatta risalire all'era Neozoica. (...). (...). Continua in http://www.terrafranciacorta.com/storia/storia.htm ).
ORIGINE STORICA
L'origine storica del termine Franciacorta è ancor oggi dibattuta. Tuttavia è possibile riscontrarne l'utilizzo sin dai primi anni del secondo millennio. Inizialmente il territorio oggi conosciuto come Franciacorta veniva individuato con l'appellativo "Valle d'Iseo"; ne è testimonianza il testo dell'ordinanza contenuta nell'ottavo libro degli Statuta Communis Civitatis Brixiae risalente all'anno 1277. Solo un secolo e mezzo più tardi la stessa porzione di territorio verrà chiamata con il nome di Franciacorta. Successivamente nelle mappe della Repubblica Veneta questa zona viene denominata con il termine "Franza Curta" e dalle stesse mappe si desume che il territorio interessato ha una sua delimitazione ben precisa corrispondente a due delle quattro quadre in cui era diviso il territorio bresciano sotto l'Amministrazione della serenissima: la quadra di Rovato e quella di Gussago. Venendo alla geografia amministrativa attuale, la Franciacorta comprende come si cita prima diciotto Comuni in provincia di Brescia per una superficie di 230 chilometri quadrati. (...). (...). Continua in http://www.terrafranciacorta.com/storia/storia.htm ).
ETIMOLOGIA DEL MONTE
Alla difficoltà di individuare gli originari confini del territorio della Franciacorta si aggiunge la quasi impossibilità di addivenire ad una precisa e pacifica individuazione della etimologia del nome Franciacorta.
Il nome Franciacorta è più noto dalle etichette che connotano bottiglie di vino rosso o bianco doc nonché di spumante. Ma non è stata una trovata pubblicitaria come ancora taluno è disposto a credere con leggerezza, dubitando che il nome fosse un trucco all'italiana per gabellare un vino vicino ai vini francesi!
Invece quel nome è antico e le opinioni riguardo le sue origini di studiosi e filosofi sono assai divergenti.
Il Malvezzi nel 1412 fa risalire il nome all'epoca dell'invasione dei Franchi guidata dall'allora condottiero Carlo Magno, il quale prima di attaccare la città di Brescia aveva eretto una sorta di accampamento per il ristoro e il riposo delle truppe nel territorio della Franciacorta. Risulterebbe quindi che l'etimologia del nome sia da individuare nel breve dominio dei Franchi in queste terre. Altri, collegano il nome a fatti accaduti nel novembre 1265, quando uomini di Rovato, Erbusco, Capriolo si ribellarono alle truppe di Carlo d'Angiò, e interpretano, con fantasia il "corta" con la breve permanenza in zona dei francesi. La terza ipotesi, che gode di maggior credito, è suffragata dalla condizione secolare di buona parte del territorio franciacortino donato a titolo franco, ossia libero da imposte, dai Longobardi prima e dai Franchi poi ai monaci. Infeudazioni del genere "curtes francae" esistevano a Timoline, Nigoline, Tobiato, Borgonato, Colombaro e Gussago. Il nome si sarebbe poi esteso a comprendere una zona sempre più vasta.  http://www.terrafranciacorta.com/storia/storia.htm
 
Ed ora qualche nota su alcuni dei paesi di FRANCIACORTA.
Gussago, Rodengo, Saiano, Rovato che dal secolo XIX hanno visto l'operosità dei Piardi, da più parti testimoniata.
 
- GUSSAGO. Gussago, brevi cenni di storia ed arte.
A cura di Don Giovanni Fogazzi, curato della sussidiaria chiesa di S. Vincenzo Ferreri in NAVEZZE.
(Realizzazione anno 1953 - prima edizione 1971 - seconda edizione 1985)
Prefazione
Nel 1953 avevo collaborato colla Gioventù Femminile di A.C. alla raccolta di notizie sulla Parrocchia di Gussago, e ne era risultato un mini - fascicoletto che aveva attirato l'attenzione e l'approvazione di parecchi insegnanti, ma aveva anche suscitato il desiderio, quasi come davanti a certe minigonne, da parte di non pochi benpensanti, di vedervi aggiunto qualcosa in più. Fu così che iniziai a raccogliere, quando me ne capitava l'occasione, ogni notizia riguardante Gussago. Mi accadeva poi, ogni anno, come una ricorrenza fissa di aver per casa gruppetti di bambini e bambine, per lo più della terza elementare, con fogli e matita in mano mandati da insegnanti tutto zelo a chiedere informazioni su questo e quello... E avveniva regolarmente che, dopo aver spiegato per parecchio tempo, per vederli andar via, ero costretto a dettar loro parola per parola, lì su due piedi, qualcosa come date, stili, arte, ecc., e poi controllare gli…scarabocchi e gli errori dei più, quando magari le occupazioni del mio ministero mi chiamavano altrove.
Ho pensato allora di dare alle mie note uno ordine dimeno cronologico per poterle passare così in visione privata agli insegnanti in proposito, senza i... preziosi intermediari. La stesura, per i limiti che mi ero prefissi, risulta necessariamente schematica, mentre la frammentarietà della parte storica è dovuta alla scarsità delle notizie acquisite. Pur nella sua modestia, questo lavoruccio vuol significare il mio affetto per il paese che mi ha dato i natali. Che se poi qualcuno, più preparato e con maggior tempo a disposizione vorrà continuare a completare queste note, sarò più che soddisfatto della mia lieve fatica!  - Don Giovanni Fogazzi (Gussago, 1911).
Aspetto geografico.
A pochi chilometri da Brescia, andando verso Occidente, si apre sulla destra un ampio anfiteatro che ha per gradinate ridenti colline e collinette degradanti da Nord a Sud, intersecate da valli, alcune profonde e lunghe (specie quella di Navezze lunga Km. 4 circa, scavata dal torrente Canale), altre più corte e taluna appena accennata; le une e le altre diramantesi in tante vallette e insenature da non potersi, numerare.
Colline un po' aspre al Nord ove alligna forte la boscaglia e che toccano, gli ottocento metri sul livello del mare, si fanno sempre più dolci degradando al Sud, fino a confondersi col piano, rotto anche quello da dossi: il tutto, piano e colli, rigato da lunghi e spessi filari di viti punteggiati da numerosi ciliegi, peschi e gelsi.
E'. sul piano di questo ameno e pittoresco anfiteatro, a 180 metri sul livello del mare e ai piedi delle colline che separano il lago d' Iseo dalla Valle Trompia, che siede Gussago le cui contrade si allungano nelle valli e insenature quasi cunei di case fra le colline. Il variare continuo dei verdi colli, trapunti dal bianco dei ciliegi in fiore e dal rosso più o meno vivo dei peschi a primavera, come nel tardo autunno le meravigliose pennellate di colore sparse sul fogliame prossimo a morire, danno al paesaggio aspetti di una vaghezza insospettata.
(...). (...). – (A cura di Don Giovanni Fogazzi).

Altre notizie su Gussago e la sua gente in http://www.gussago.com/turismo&storia/storiaterritorio.htm .
Don Giovanni Fogazzi (Gussago, 1911 - 1989), coscritto e amico di Francesco Piardi con la giovanile comune passione della caccia, fu Vicario Parrocchiale di S. Maria Assunta in Gussago e incaricato (dal 1934 al 1964) dell'Ufficiatura della sussidiaria chiesa frazionale di San Vincenzo Ferreri in NAVEZZE, frazione di dimora della maggior parte dei Piardi di Gussago a partire dalla seconda metà dell'Ottocento. Don Fogazzi fu poi Parroco, dal 1964 al 1985, dell’antica parrocchia di RONCO di Gussago, dei Santi Zenone e Eurosia.
I PIARDI sono in questa località franciacortina di Gussago, alle porte di Brescia, sin dai primi anni dell'Ottocento con la famiglia di Andrea Piardi padre (1767) dei detti, in dialetto, "Catanì", dall'italiano Cattani, Cattanini. S’imparentano, immediatamente, con gli Alberti, i Tosini, i Brozzoni, i Firmo, i Codenotti di Navezze e, ancora, con altre famiglie del luogo.
Per approfondire sui Piardi a Gussago clicca qui

- RODENGO. Rodengo in Franciacorta (Comune di Rodengo - Saiano).
Profilo storico di Rodengo Saiano. L’origine del comune è recente, risale al 18 ottobre 1927 quando, con Regio Decreto, vennero unificati i due centri di Rodengo e di Saiano. Essi mantennero nel corso dei secoli una propria individualità dovuta probabilmente alla diversa origine: Saiano risale all'epoca romana, come testimoniato da un cippo funerario rinvenuto in loco ed ora conservato al Museo di Santa Giulia di Brescia, mentre Rodengo è di origine longobarda, come risulta da una carta topografica del territorio datata 910 d.C.
Il primo nucleo abitato si sviluppò in epoca medioevale attorno al Castello di Saiano di cui oggi rimangono pochi ruderi e un fossato annessi all'edificio di Villa Maria. La vita sociale e culturale di Rodengo Saiano è stata fortemente caratterizzata dalla presenza di importanti centri religiosi che hanno impresso alla comunità un forte spirito di impegno cristiano. In paese convivono tre parrocchie: a Rodengo S. Nicola di Bari annessa all'Abbazia, a Saiano dedicata a Cristo Re e a Padergnone consacrata a S. Rocco. Tra gli edifici civili degni di nota ricordiamo la medioevale Villa Masperoni, connotata da tre bei portali in pietra bugnata e da otto arcate di un portico mai ultimato; Villa Maria in stile neogotico, Villa Molinari e Villa Fenaroli a Corneto, quest'ultima posizionata a metà collina in una splendida conca che presenta il tipico schema architettonico bresciano con il corpo centrale alto rispetto alle due ali laterali più basse. (Tratto da http://www.rodengosaiano.net).

((La Comunità Parrocchiale di Padergnone in Rodengo è beneficata da Andrea Piardi senior (1767-1843) con un lauto legato del 1842: una casa padronale con attiguo brolo, affinchè vi possa dimorare un secondo, altro, Sacerdote per la Cura delle anime della Frazione, accomunate dalla devozione al Santo Rocco)).

L'economia di Rodengo Saiano è stata improntata fino agli inizi del novecento ad un'attività prettamente agricola caratterizzata soprattutto dalla coltivazione della vite e del mais e dall'allevamento del bestiame. Nel corso degli ultimi decenni si è assistito ad un progressivo aumento delle attività artigianali, industriali e del terziario avanzato, favorite soprattutto dall'ottima rete viaria di collegamento con Brescia e con l'autostrada. Recentemente, infatti, si sono insediati nel Comune un importante centro commerciale e numerose aziende industriali conosciute in tutto il mondo, dedicate soprattutto alla trasformazione e lavorazione dei metalli e delle loro leghe.
Nel panorama storico bresciano Rodengo Saiano riveste un'importanza primaria. Questo non solo per la presenza della grande Abbazia Benedettina, fra le maggiori d'Italia, ma anche per un articolato intreccio di eventi che hanno coinvolto il territorio. La strada romana, che seguendo il pedemonte congiungeva Brescia con la Spina di Erbusco (e poi con Bergamo e Milano) aveva il più importante presidio a Ponte Cingoli, struttura a tre arcate, affiancata da una Posta e difesa dall'alto dall'imponente complesso militare della Rocca.
Sull'area dell'attuale Abbazia sorgeva un "castrum", accampamento militare fisso, con edifici in muratura e, scoperta recentissima, con un tempio. Vari cippi esposti al museo romano documentano la massiccia presenza latina. Con le invasioni barbariche l'importanza di Rodengo aumenta: dapprima si insediano i Goti (fino al 1500 vari documenti parlano della contrada del Gotho - Godo), poi arrivano i Longobardi che si insediano sulla Rocca, ampliandola oltre le mura romane. Esiste una leggenda secondo cui Carlo Magno dovette fermarsi a Ponte Cingoli nell'inverno del 774 e, non potendo esaudire il voto di celebrare il Natale nella Chiesa di San Dionigi ad Aquisgrana, avrebbe fatto erigere lì una chiesa dedicata al santo vescovo francese e avrebbe battezzato la zona "piccola Francia", da cui il nome Franciacorta. (...). (...). (Tratto da http://www.rodengosaiano.net).
Centinaia di sepolture di epoca alto medioevale (e in particolare quelle nell'area detta della Santa, disposte militarmente) fanno pensare a un lungo assedio, con battaglie cruente e centinaia di morti fra i Franchi.
Carlo Magno conquisterà Brescia nella primavera successiva, tornerà in Italia due anni dopo e in questa occasione farà distruggere la Rocca di Rodengo Saiano dove si erano nuovamente asserragliati ribelli Longobardi e Goti. Con la vittoria di Carlo Magno arrivano numerosi coloni francesi che si concentrano soprattutto a Saiano professando la "lex salica". Da qui Saliani, Saiani, Saiano. Convivono con Goti e Longobardi, Latini e Cenomani che continuano a professare antiche religioni e a rispettare consuetudini legali che ritroviamo intatte nel 1066 quando a Rodengo arrivano i monaci benedettini francesi di Cluny che già avevano una solida base a Pontida. I Cluniacensi avevano badie, conventi, sussidiari come San Pietro in Lamosa (Provaglio d'Iseo) o Clusane, case maggiori (il Camaione) o minori (Camignone a Passirano e Mignone a Monticelli), corti, mulini, migliaia di ettari di terra in almeno trenta comuni della provincia con possedimenti fino a Polpenazze e dipendenze come S. Maria del Giogo; l'Isola di S. Paolo nel Lago d'Iseo e S. Salvatore a Capo di Ponte. Per 700 anni sono i monaci a segnare la storia del paese, ma forse da prima ancora la Franciacorta è terra delle corti dei monaci francesi. (...). 
(Tratto da http://www.rodengosaiano.net).
Tutti i più grandi artisti bresciani (Foppa, Romanino, Gambara, fra i tanti) hanno lasciato testimonianze grandiose nell'Abbazia di Rodengo. Purtroppo è andato disperso gran parte del patrimonio librario, di manufatti e di mobili dell'Abbazia, che nel 700 contava fino a 70 fra monaci e conversi.
(Tratto da http://www.rodengosaiano.net).

Rodengo. Chiostro di fine Cinquecento, detto della Sagrestia o della Chiesa di S. Nicola, all'Abbazia Olivetana - Benedettina di Rodengo. Svetta, al centro, la torre con la cella campanaria ed il concerto così come li volle, assieme all'attuale maestoso aspetto della faccciata di S. Nicola, nel 1880 il Parroco (1860-1880) don Antonio Piardi da Pezzaze (1801-1880). 

Per Don Antonio Piardi, già Parroco a Pezzaze e poi in questa località di Rodengo,
Vedi anche:
- http://www.piardi.org/vol3/volume3dimore.htm  > Abbazia di S.Nicola in Rodengo
- http://www.piardi.org/persone/p16a.htm > ANTONIO PIARDI (1 settembre 1801 - 1880)
- http://www.piardi.org/vol3/volume3beneficenza.htm > BENEFICENZA: lasciti, legati. ...Don Antonio
- http://www.piardi.org/incontri_rodengo.htm > 9 settembre 2001 Rodengo Saiano, 200° ...
- http://www.piardi.org/vol3/volume3beneficenza.htm  >  Rodengo... Abbazia di S. Nicola: la torre, cella camp.
- http://www.piardi.org/vol3/volume3dimore.htm  > Chiesa di S. Nicola in RODENGO, all'Abbazia
Vedi anche http://www.benedettiniabbaziaolivetana.org/home.htm

- SAIANO (Dal 1927 Rodengo Saiano)
Padre Ludovico Pavoni muore a Saiano nel Convento dei Francescani (noto come Calvario, voluto dalla famiglia Provagli per un voto): è una figura risorgimentale di spicco, fondatore della Pavoniana. Padre Pavoni muore proprio a Saiano, nel Convento Francescano, l'anno 1849, l'ultimo giorno delle X Giornate di Brescia, l'insurrezione popolare della città così denominata.
Già a questo tempo i Piardi, originari di Pezzaze, sono a Saiano e sono, oltre che discreti possidenti, Amministratori della Comunità: prima, durante e dopo il periodo risorgimentale italiano, sino ad assurgere alla carica di Sindaco o, come si diceva al tempo, Primo Deputato.
Nello stesso periodo si fa largo anche l'aristocrazia terriera che costruisce splendide Ville nella zona (i monaci vendono almeno la metà dei terreni per pagare i lavori di ampliamento ed abbellimento del monastero) e l'esempio più fulgido è Villa Fenaroli a Corneto (sono notevoli anche Villa Molinari, Villa Maria, Villa Zerla a Padergnone, terza frazione del Comune).  http://www.rodengosaiano.net

- http://www.piardi.org/persone/p73.htm > Piardi nati e operosi in quel di SAIANO
- http://www.piardi.org/vol3/volume3dimore.htm > Dimore dei Piardi in Saiano
- http://www.piardi.org/persone/p16.htm > Andrea Piardi, benefattore di Padergnone in Rodengo
- http://www.piardi.org/incontri.htm  > Settembre 2001, Incontro dei PIARDI in R. Saiano
- http://www.piardi.org/spain.htm  > Cippi monumentali e tombe dei Piardi in Saiano
 
- ROVATO
Il Risorgimento
Rovato durante il periodo del Risorgimento. 
Nel 1685 La Repubblica di Venezia concesse l'erezione di un archivio notarile a Rovato. Personaggio di rilievo fu, in quel secolo, Leonardo Cozzando (1620-1702), professore di filosofia a Verona e Vicenza, che scrisse un volume sulla filosofia greca e una "Libreria bresciana", stesa nel convento dell'Annunciata, dove trascorse i suoi ultimi anni. Durante la guerra di successione spagnola (primi del '700) Venezia, neutrale, concesse però agli eserciti stranieri di attraversare il suo territorio. Il principe Eugenio di Savoia, che comandava gli imperiali (e batté i francesi presso Chiari) sostò a Rovato e, salito al Monte Orfano, lo definì "il più bel punto di vista che abbia l'Italia". Significativa fu nell'800 la presenza a Rovato dell'architetto Rodolfo Vantini, amico del prevosto Carlo Angeloni. Si batté con successo perché la ferrovia Chiari - Brescia passasse per il paese (e non, come da un primo progetto, per Travagliato), disegnò il portico della piazza centrale ed eseguì altri lavori nella zona. Durante il Risorgimento, Rovato partecipò all'insurrezione antiaustriaca di Brescia del marzo 1848 (raccolse e curò i feriti); l'anno dopo le truppe austriache, dirette a Brescia per reprimere le famose Dieci giornate, passarono da Rovato. Nell'aprile 1862 fu Garibaldi in persona a inaugurare la Società del tiro a segno. Iniziarono anni di sviluppo e progresso: nel 1877 fu inaugurata la ferrovia per Coccaglio e nel 1897 la tramvia Chiari – Rovato – Iseo. Va ricordato lo storico rovatese Carlo Cocchetti (1817-88), insegnante, considerato il fondatore dell'istituto magistrale "Gambara" di Brescia, autore di "Brescia e la sua Provincia", comparsa nel 1858 nella "Grande illustrazione del Lombardo-Veneto" curata dal suo amico Cesare Cantù.
Continua in http://www.comunedirovato.it/bin/index.php?id=831.
Vedi:
www.archiviostoricorovato.it   (Archivio storico di Rovato)  
www.comunedirovato.it  (Informazioni su ROVATO)
www.castelloquistini.com (Castello QUISTINI di Rovato)
http://rovato.org/rovato-storia-e-cultura-2/castello-quistini/
http://rovato.org/rovato-storia-e-cultura-2/rovato-storia-e-cultura/
 
I Piardi giungono in questo paese di Franciacorta verso la fine della prima metà dell'Ottocento.
Giovan Battista Piardi, patriota risorgimentale, veterinario, quivi ottiene la condotta medico - veterinaria. Il nostro veterinario sposa Afra Quistini ed ha da lei un figlio.
Altre notizie riferite alla vita del patriota Piardi in : http://www.piardi.org/persone/p13.htm

QUISTINI: cognome di Afra, sposa di Giovanni Battista Piardi. Patriota, nato a Pezzaze in Val Trompia nel 1811 e morto a Rovato, in Franciacorta, nel 1866.
I Quistini conservano ancora la bella quanto monumentale cappella di famiglia al cimitero di Villa nel comune di Villa Carcina in Val Trompia (Brescia).
QUISTINI: in un primo tempo Paolo Guerrini fece derivare la famiglia da Rovato da dove si sarebbe trasferita verso la metà del ‘600 a Gardone Val Trompia e poi al seguito di Don Giuseppe Aquisti, curato di Gardone, a Cogozzo, essendo il 16 luglio 1680 costui nominato Parroco di Villa. Dapprima avrebbero avuto nome Aquisti, poi il cognome, prolungato nel diminutivo Aquistini, perdendo la A iniziale divenne l’attuale Quisti – Quistini.
Più tardi il Guerrini (Studioso bresciano insigne dell'800/900) ripiegò sull’origine da un Aquistino o Agostino che egli fece discendere da un primitivo ceppo unico con i Carlenzoni dalla frazione di Lavino, Navono, da dove si trasferirono poi a Villa di Cogozzo. Nel 1619 un Giovanni Quistini, Console di Ono Degno, è fra i più attivi nel promuovere la costruzione della chiesa di Navono, già agibile nel 1623. Al completamento della chiesa vennero incontro con lasciti Lucia quondam Pietro Quistini, Maria quondam Paolo Quistini nel 1631 e Pasino Quistini nel 1633.
Nel ‘700 una famiglia Quistini conserva per la chiesa un ricco paramento dell’epoca che si dice offerto dal Doge Veneziano alla stessa, cresciuta in ricchezza con i commerci in oriente. [N.d.r. Anche la famiglia Piardi di Bergamo è al servizio della Serenissima Repubblica di Venezia nel XVII e XVIII secolo dalla quale otterrà notevoli riconoscimenti. Vedi, per questo, alla voce Orazio Piardi, Venanzio Piardi, ed alle voci Verona, Pigozzo, nonché a quelle di Conte e Conte Palatino; volumi cartacei 1 e 2 “I PIARDI”, editi rispettivamente l’anno 1998 e 2000].
Sulla fine del ‘600 si segnalano a Navono tre pittori: Bernardo, Giovanni Maria e Luca Quistini.
Un don Pietro Quistini originario di Gorno (Bg) fu parroco di Ono San Pietro (1794 – 1804) e vi iniziò la fabbrica della nuova chiesa.
All’inizio dell’800 Francesco, Giuseppe e Giambattista Quistini di Cogozzo acquistarono dai Pezzoli di Bergamo il palazzo o castello di Rovato già dei Porcellaga, poi dei Roncalli. A Rovato i Quistini assunsero cariche a livello locale.
Bernardo Quistini (1783 – 1862), figlio di Giuseppe e di Catterina Fenni, fu il primo sindaco del comune di Villa Cogozzo dopo l’unità d’Italia. Come documenta Francesco Bevilacqua, dal matrimonio di Bernardo Quistini con Maria Teresa Cantoni (1798 – 1877) di Carcina, nascono: Serafina (1837 – 1926), che coniugatasi con Giovan Battista Balzerini (1827 – 1879) di Cailina, fervente patriota e sindaco di Villa Cogozzo per tre legislature, ebbe una figlia, Paolina, sposa all’avvocato Ettore Quadrio; Giuseppe e Giovanni. Verso la fine dell’800 la famiglia acquistò sempre maggior rilievo. (Enciclopedia Bresciana, di A. Fappani – Ed. La Voce del Popolo).

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