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Questo sito nasce da un'idea di Achille Piardi, il quale dopo anni di ricerche e dopo aver redatto una prima versione della biografia sulla Famiglia Piardi è alla costante ricerca di nuove informazioni... se anche tu sei un Piardi... continua a navigare tra queste pagine!!!


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Pomponesco e i Piardi

> la storia di Pomponesco
> POMPONESCO, antica patria dei Piardi sin dal 1500
> Il Castello di Pomponesco
> Alcuni dei Piardi dimoranti in città
> Santi cui è dedicata la Chiesa Arcipretale di Pomponesco
> I ROSINA con i PIARDI ed i PIARDI - ROSINA, in Villa POMPONESCO
> I Palazzi ROSINA in Pomponesco
> POMPONESCO: paese dei PIARDI alla presenza della Comunità ebraica
> Mappa del territorio di Pomponesco nel sec. XVII

Notize sui LUOGHI dei PIARDI mantovani, in riva sinistra di PO: POMPONESCO

POMPONESCO, antica patria dei PIARDI sin dal 1500 (anche dalla fine del Quattrocento). La prima, splendida, impressione che Pomponesco fornisce al visitatore è costituita dalla piazza, nel cui fondo, all’inizio del secolo XIX, si trovava ancora il Castello e il Palazzo del principe di Pomponesco e sul cui culmine si affaccia il Po.
Tratto da: http://www.ilgrandefiume.com/pomponesco/stm
Leggiamo insieme di come lo scrittore Alberto CANTONI presenta la sua Pomponesco ai lettori, nel 1904.
<< Siamo in quella punta della provincia di Mantova dove il Po, raccolte dalla opposta riva le torbide acque dell’Enza, si getta a un tratto verso settentrione, discendendo per ampio letto fino allo sbocco dell’Oglio. E’ questo, per così dire, l’ultimo addio che il regal fiume volge repentinamente alla catena delle Alpi di dove è uscito, per poi riprendere come l’aquila romana il suo cammino contro il corso del sole, e così avviarsi difilato al mare >>.

La storia di Pomponesco

Il nome, di origine romana, deriva probabilmente dalla famiglia Pompea; intorno all'anno 1000 fa parte dei possedimenti dei monaci Benedettini di Leno, dal 1339 entra a far parte dei possedimenti dei Gonzaga e viene retta da vicari. Nel 1555, alla morte di Carlo Il Gonzaga che reggeva Bozzolo, S. Martino e Marcaria, Pomponesco è assegnata al suo ultimogenito Giulio Cesare, ben deciso ad avere una sua corte che uguagliasse quella dei fratelli e dei cugini. Il progetto per la creazione della nuova corte coinvolge l'intero paese che viene riordinato secondo un ben preciso piano urbanistico: si costruisce così il castello a pianta esagonale, fulcro di tutto il progetto; circondato da mura e torrioni è a sua volta il cuore dell'impianto urbanistico che da quell'area si diparte e crea il paese come ancor oggi si è mantenuto. Dall'area centrale, ove oltre alla dimora del signore, sorgevano una piccola zecca ed edifici di servizio e scuderie, si dipartono, in simmetria e organizzati in strade parallele, i vari quartieri (ne furono realizzati solo tre, quello a nord conseguente al giardino non venne terminato; ora è la via Provinciale). (...).


Pomponesco: panorama della piazza dall’argine del Po. La sistemazione urbanistica voluta da Giulio Cesare Gonzaga alla fine del Cinquecento ha come fulcro il palazzo del principe (poi abbattuto alla fine del Settecento) dal quale si dipartono le vie sulle quali si sviluppano i terzieri del centro abitato.
(Foto di Alberto Grigoli, nell’opera di Alberto Salarelli. “La casa rurale nel viadanese – Comunità e insediamenti alla fine dell’Ottocento nel distretto di Viadana”. Editoriale Sometti – Mn, Aprile 2001)


Sulla piazza del paese si trova la Chiesa Arcipretale di S. Felicita e dei S.S. Sette Fratelli Martiri, fatta ricostruire a partire dal 1339 dal Vescovo di Mantova Gotifredo. La vecchia chiesa si presume abbattuta contestualmente alla edificazione di quella attuale, (...) che è a croce latina; la navata centrale e il transetto sono a tutto sesto con cupola centrale affrescata; sulle navate laterali si aprono tre cappelle quadrangolari che presentano un soffitto a cassettoni. (...). Da: http://www.ilgrandefiume.com/pomponesco/stm.htm
Le prime notizie relative a Pomponesco risalgono al II secolo d.C. Le testimonianze della presenza di una ricca e nobile famiglia romana di nome Pompea sono attestate dal ritrovamento di una lapide e di un sarcofago, ora a Mantova in Palazzo Ducale. Questo dimostra l’esistenza di una dimora della famiglia, non certo di un nucleo abitato; anche se è ragionevole pensare che proprio dalla famiglia Pompea deriva il toponimo Pomponesco. (...). In un documento del 1077 Pomponesco risulta dominata, insieme a Viadana, dagli Estensi Ugo e Folco, figli di Alberto Azzo II, confermati nel possesso del territorio dall’imperatore Enrico IV; per poi passare, nel 1145, all’Episcopato di Cremona. In quegli anni si moltiplicano gli interventi riguardanti le arginature del fiume Po e, più in generale, la difesa dalle inondazioni; fino alla disastrosa inondazione del 1280, che costringe i comuni di Viadana, Pomponesco e Dosolo ad approntare la costruzione del cosiddetto “argine di dietro”. Inizia così l’accavallarsi su Pomponesco delle dominazioni dei Malaspina, dei Cavalcabò, dei Persico, dei Bonaccolsi, degli Scaligeri, dei Visconti ed infine dei Gonzaga. In particolare nel 1339 i territori passano in proprietà alla famiglia Gonzaga di Mantova, così come le parrocchie che passano sotto il controllo del Vescovo di Mantova. (...). In quei tempi Pomponesco si presenta come un paese urbanisticamente disorganico: gli abitanti, dispersi in numerosi casolari, erano dediti in particolare all’attività agricola, alle tele e ai cordami di canapa, alla concia delle pelli e al piccolo artigianato.


Palazzo ROSINA a Pomponesco.
(Foto di Alberto Grigoli, nell’opera di Alberto Salarelli. “La casa rurale nel viadanese – Comunità e insediamenti alla fine dell’Ottocento nel distretto di Viadana”. Editoriale Sometti – Mn, Aprile 2001)

A partire dalla morte del marchese Ludovico Gonzaga, avvenuta nel 1478, Pomponesco diventa, come le altre terre di oltre Oglio, appannaggio dei Gonzaga cadetti di Gazzuolo e Bozzolo.
L’arrivo nel 1579 del Marchese Giulio Cesare Gonzaga permette a Pomponesco un innegabile salto di qualità. Nato nel 1552, educato alle fastose corti di Mantova e Spagna, Principe del Sacro Romano Impero, uomo del Rinascimento attento alle opere del più famoso cugino Vespasiano signore di Sabbioneta; vuole trasformare Pomponesco in una “città ideale”, (...). Il progetto coinvolge l’intero paese che viene sconvolto e riordinato secondo un preciso disegno urbanistico: attorno al castello, che diventa la dimora del Principe, si sviluppa, simmetricamente, la trama delle vie e delle piazze. Il progetto e la realizzazione urbanistica di Pomponesco, insieme a i servizi e ai denari offerti all’Imperatore Rodolfo II, valgono a Giulio Cesare Gonzaga il titolo di conte di Pomponesco e l’elevazione, conseguente, di questa terra in contea. Questa stagione feconda, però, non dura a lungo: nel 1593 il Marchese si trasferisce a Bozzolo e, lentamente, Pomponesco perde il suo splendore. In quegli anni la navigazione fluviale era in crisi (tra le cause ricordiamo l’infittirsi delle barriere doganali e i ripetuti saccheggi di truppe straniere) e Pomponesco, che si era attrezzata da tempo per la gestione di questi traffici, ne avverte da subito le conseguenze.
Dopo la dominazione gonzaghesca, che dura fino al 1708, il territorio di Pomponesco passa sotto il dominio austriaco fino alla fine delle guerre risorgimentali, se escludiamo l’intervallo della Repubblica Cisalpina e del Regno Italico napoleonico. Pomponesco, con le terre del distretto di Viadana, passa alla provincia di Cremona (visto che la città di Mantova era rimasta all’Austria), per poi tornare sotto la giurisdizione di Mantova nel 1866. Tra il 1700 e il 1800 il traffico fluviale e il commercio delle granaglie favorisce l’insediamento a Pomponesco di una nutrita comunità ebraica, (...) tra cui emerge la più importante famiglia ebraica di Pomponesco: i Cantoni.

Sacerdoti PIARDI di Pomponesco: clicca sul link di "Pastori d'anime" http://www.piardi.org/volume3pastori.htm

Maggiori notizie cliccando qui: http://www.ilgrandefiume.com/pomponesco/stm

Altre notizie su POMPONESCO e le altre località rivierasche di PO mantovano,
terre dei PIARDI, in questo sito:

http://www.piardi.org/incontri.htm INCONTRI (8 maggio 2005)
http://www.piardi.org/fn/N20_MARZO2005.pdf

e su MANTOVA e i PIARDI:
bresciani e mantovani
http://www.piardi.org/persone/p18.htm
http://www.piardi.org/volume1.htm#mantova
http://www.piardi.org/persone/p19.htm
http://www.piardi.org/persone/p22.htm
http://www.piardi.org/persone/p21.htm
http://www.piardi.org/persone/p45.htm
http://www.piardi.org/persone/p17.htm
http://www.piardi.org/volume2.htm#fam
http://www.piardi.org/volume2.htm#A
http://www.piardi.org/volume3costumi.htm
http://www.piardi.org/incontri_caxias.htm

Pomponesco: Piazza e portici gonzagheschi sul lato est dirimpettai di quelli in cui sorge la Parrocchiale, posta al centro di altri lunghi ed ampi porticati.

Situata nel cosiddetto Bassopiano Mantovano sulla sponda sinistra del Po, a 23 m. slm e a 41 Km da Mantova. Sono fiorenti la pioppicoltura, la produzione di cereali, ortaggi, frutta e foraggi; allevamento bovino e suino; industre del legno e della carta.

POMPONESCO, antica patria dei Piardi sin dal 1500 (...anche dalla fine del Quattrocento)

Nel 1555, alla morte di Carlo Il Gonzaga che reggeva Bozzolo, S. Martino e Marcaria, Pomponesco è assegnata al suo ultimogenito Giulio Cesare, ben deciso ad avere una sua corte che uguagliasse quella dei fratelli e dei cugini. Il progetto per la creazione della nuova corte coinvolge l'intero paese che viene riordinato secondo un ben preciso piano urbanistico: si costruisce così il castello a pianta esagonale, (...). (...). La prima, splendida, impressione che Pomponesco fornisce al visitatore è costituita dalla piazza, nel cui fondo, all’inizio del secolo XIX, si trovava ancora il Castello e il Palazzo del principe di Pomponesco e sul cui culmine si affaccia il Po.
(Tratto da: www.ilgrandefiume.com/pomponesco)

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 Di particolare interesse la vicenda del Castello di Pomponesco

Secondo una tradizione storiografica oggi ampiamente superata, Giulio Cesare Gonzaga avrebbe fatto realizzare il progetto urbanistico di Pomponesco a Giovan Battista Bertani: il più conosciuto architetto del Cinquecento a Mantova dopo il sommo Giulio Romano. Questa ipotesi non è in realtà suffragata da alcuna fonte, basti pensare che il Bertani muore nel 1576, mentre Giulio Cesare si trasferisce a Pomponesco nel 1579. - Vedi (°*°*°).
Allo stato attuale delle conoscenze storiografiche risulta sconosciuto il nome dell’architetto come delle maestranze che hanno realizzato il progetto. Il piano era a reticolato con l’ordinamento romano del “Cardo Maximus” (vale a dire da nord a sud) per gli edifici gonzagheschi e le piazze, mentre le vie e le case degli abitanti erano orientate sul “Decomanus Maximus” (vale a dire da est a ovest). In base alla nuova planimetria molte case erano state abbattute tra le continue proteste della popolazione, che si era rivolta al Duca di Mantova Vincenzo I con una famosa lettera del 16 ottobre 1584, oggi conservata presso l’Archivio Gonzaga. I fabbricati consistevano in un quadrato di terreno di circa 16.000 metri quadrati, di cui oggi non si vedono che i resti fatiscenti di due scuderie, circondato da ogni lato da un fossato con l’ingresso a ponte levatoio di fronte alla attuale piazza ed era munito di quattro torrioni agli angoli, all’interno vi era la residenza privata del Principe. Il palazzo principesco era a pianta esagonale con sei torrioni, al cui interno si trovavano scale, loggiati e porticati di particolare pregio e ricchezza. mentre una porta a nord dava accesso ad un vasto giardino circondato da un alto muro. Vi erano anche abitazioni per cortigiani, alloggi per i soldati e per la servitù, scuderie, un teatro, una chiesa col titolo di S. Andrea e, dal 1583, una zecca dove furono coniate monete oggi assai rare.

(°*°*°). L’arrivo nel 1579 del Marchese Giulio Cesare Gonzaga permette a Pomponesco un innegabile salto di qualità. Nato nel 1552, educato alle fastose corti di Mantova e Spagna, Principe del Sacro Romano Impero, uomo del Rinascimento attento alle opere del più famoso cugino Vespasiano signore di Sabbioneta; vuole trasformare Pomponesco in una “città ideale”, anche se la planimetria delle piazze e della residenza del principe presenta più analogie con le realizzazione urbanistiche di Gazzuolo e di San Martino dell’Argine. Il progetto coinvolge l’intero paese che viene sconvolto e riordinato secondo un preciso disegno urbanistico: attorno al castello, che diventa la dimora del Principe, si sviluppa, simmetricamente, la trama delle vie e delle piazze. Il progetto e la realizzazione urbanistica di Pomponesco, insieme a i servizi e ai denari offerti all’Imperatore Rodolfo II, valgono a Giulio Cesare Gonzaga il titolo di conte di Pomponesco e l’elevazione, conseguente, di questa terra in contea. Questa stagione feconda, però, non dura a lungo: nel 1593 il Marchese si trasferisce a Bozzolo e, lentamente, Pomponesco perde il suo splendore. (...). www.ilgrandefiume.com/pomponesco


Pomponesco: piazza principale che si protende sino all'argine di PO,
con chiesa di "S. Felicita e Santi sette fratelli martiri" e monumento ai caduti.

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Alcuni dei Piardi dimoranti in città (dati a partire dal sec. XVII) :  

- 1697. Pomponesco. “L’Ecc.mo Sig.r Dottor Lodovico Piardi”, sposato alla “Sig.ra Anna Maria Mazzuchini”, detiene, da almeno trent’anni, la Condotta medica di questa Comunità posta in riva sinistra di Po. (Registri dei Battesimi, anni dal 1665 al 1697).

- Secolo XVIII. Don Franciscus e Don Felix PIARDI "Patrimoniatus" in Pomponesco. http://www.piardi.org/volume3pastori.htm

- 1715. Banzolo Vitelliane (Banzuolo di Viadana) in Parrocchia di Pomponesco
(Diocesi vescovile di Cremona).
Alcuni dei Piardi qui dimoranti:

In Banzolo Vitelliane. In domo propria habitant
Baptista, Stephani Ferrari fil: ann: 45
Anna Maria, q.m Dominici Piardi Rosina fil: uxor: ann: 33
Maria Catharina, eorum fil. ann: 11
Maria Angela, eor. fil. ann: 6
Stephanus Joseph, eorum fil. ann: 3
Dominicus, eorum fil. ann: 1
In Banzolo Vitelliane. In propria domo habitant

Joseph, q.m Joannis Piardi fil: ann: 52
Ursula, M.a q.m Francisci Maria Porcelli fil: Vid. an: 40
Franciscus eorum fil: ann: 10
Dominice Barbara eorum fil: ann: 3
Barbara Maria q.m Julij Francini (Franzini ?) fil. Vid: ann. 69
In Banzolo Vitelliane. In propria domo habitant

Joannes, q.m Francisci Piardi fil. Vid: ann: 67
Dominicus, q.m Jacobi Bagliardi (?) fil. ann: 33
Camilla Joan. Piardi fil: uxor: ann: 28
Anna Margarita, eorum fil. ann: 5
Barbara, eorum fil. ann: 3
Jacobus Franciscus, eorum fil. ann: 0
In Banzolo Vitelliane. In propria domo habitant

Domenica, q.m Joannis Pagliari fil. Vidua ann: 51
Ioseph, q.m Michaelis Piardi fil. ann: 27
Elisabeth, Caroli Zannoni fil. uxor, ann: 23
Angela, q.m Michaelis Piardi fil. ann: 22
Joannes Bapta, q.m Michaelis Piardi fil. an: 15
In Banzolo (...). (...) >>.

(Stato delle Anime della Parrocchia di S. Felicita e
dei Sette fratelli SS. Martiri in Pomponesco, anno 1715)

Antico Porto di Pomponesco secolo XVII (Prima metà del Seicento). Archivio Gonzaga, b 90-25. ""Si osservi la "casa-torre": perduto ormai ogni valore difensivo, rimane una struttura fortemente simbolica che identifica in maniera peculiare il complesso abitativo curtense"". (Foto di Alberto Grigoli, in Alberto Salarelli. La casa rurale nel viadanese. Ed. Sometti (MN), anno 2001). Si nota, in alto al centro in verticale, la nota "Via Di Mezzo o Meggio", confine tra Pomponesco e Viadana.

Pomponesco e Banzolo sotto Viadana (sec. XVII- Prima metà del Seicento). (Archivio di Stato di MN. Archivio Gonzaga, b. 90-25). (foto di Alberto Grigoli. Alberto Salarelli in La casa rurale nel viadanese. Ed. Sometti (MN), anno 2001).

Banzolo, oggi Banzuolo di Viadana; da sempre per metà (sino alla Via di Mezzo o Meggio) sotto la giurisdizione parrocchiale di Pomponesco e l'altrà metà dipendente da Viadana. E' accertata la presenza dei Piardi nella metà est, sotto la giurisdizione spirituale di Pomponesco.

Pomponesco (sec. XVII). Archivio di Stato di MN, Archivio Gonzaga, b. 90-25 (prima metà del sec. XVII). <<Case rurali del territorio di Pomponesco. I portici in paglia e legno, addossati alle strutture murarie, sono gli antecedenti delle successive strutture in laterizio che andranno a comporre la caratteristica tipologia della casa rurale viadanese a elementi giustapposti>>. (foto di Alberto Grigoli. Alberto Salarelli in "La casa rurale nel viadanese". Ed. Sometti (MN), anno 2001)

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SANTI MACCABEI e Santa FELICITA. Sette fratelli martiri [morti nel 168 avanti C. (?)].

Santi cui è dedicata la Chiesa Arcipretale di POMPONESCO

Al 1° agosto il martirologio romano riferisce: "Ad Antiochia, la Passione dei Sette ss. fratelli Maccabei, martiri, che soffrirono con la loro madre, sotto il re Antioco Epifane. Le loro reliquie, portate a Roma, furono deposte nella Basilica di S Pietro in Vincoli".
La loro storia è narrata nel II Mach. 7; ai sette fratelli è dato il nome di MACCABEI, soltanto dal libro che ne parla. Il II Mach. è un riassunto della storia, redatta in greco da Giasone, un giudeo di Cirene che scriveva poco dopo il 160 a. C., in cui si narra la persecuzione subita dai Giudei fedeli, ad opera di Antioco IV Epifane; in particolare, il martirio di Eleazaro (cap. 6) e quello dei nostri martiri (cap. 7). La narrazione del cap. 7 è ripresa e assai ampliata nell'apocrifo IV Mach.
Ecco i punti salienti di II Mach. 7: "Sette fratelli, arrestati insieme con la madre si volevano costringere a prendere le carni proibite di porco... Uno di essi, fattosi portavoce di tutti, disse: "Che cosa vorresti domandare o sapere da noi? Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi paterne".
Il re, fatti arroventare i padelloni e le caldaie, comandò di tagliare la lingua, scorticare il capo e mutilare le estremità a quello che si era fatto loro portavoce, mentre gli altri fratelli e la madre stavano là a guardare. Quando quello fu cosí completamente mutilato, dette ordine di gettarlo sul fuoco, mentre ancora respirava... Condussero quindi il secondo al ludibrio; anch'egli subí a sua volta il supplizio come il primo. Giunto però all'ultimo respiro disse: "Tu, genio furioso, ci strappi dalla nostra presente vita: ma il Re del mondo farà risorgere all'eterna risurrezione di vita noi che siamo morti per le sue leggi".
... Alla loro richiesta, il terzo mise fuori subito la lingua e stese avanti le mani coraggiosamente, dicendo con fierezza: "Queste membra le ho ricevute dal cielo e per le sue leggi non ne faccio conto alcuno, ma spero di riaverle nuovamente da lui".
... Morto anche questo, martoriarono il quarto con le stesse torture. Sul punto di morire, disse: "it preferibile morire per mano degli uomini e avere da Dio la speranza di essere un giorno da lu; risuscitati. Per te certamente non ci sarà risurrezione alla vita".
... Il quinto condotto alla tortura, fissando il re, disse: "Tu hai un'autorità tra gli uomini e, pur essendo mortale, fai quello che vuoi; ma non credere che la nostra razza sia stata abbandonata da Dio. Quanto a te, abbi pazienza e vedrai come la sua grandiosa potenza tormenterà te e i tuoi discendenti". Similmente per il sesto... Rimanendo il piú giovane. il re Antioco non solo lo scongiurava con le parole, ma lo assicurava anche con giuramenti di farlo insieme ricco e invidiabile, di averlo come amico e di affidargli uffici governativi, aualora avesse abbandonato le patrie leggi. Siccome il giovane non gli prestava minimamente attenzione, il re chiamò la madre, esortandola a farsi consigliera di salvezza per il giovanetto.
Dopo tanti ammonimenti, ella accettò di persuadere suo figlio. Chinatasi su di lui, per scherno del crudele tiranno, cosí disse nella lingua paterna: "Figlio, abbi pietà di me che ti ho portato in seno... che ti ho educato... Ti prego, o figlio, di osservare il cielo e la terra e di mirare tutte le cose in essi contenute e di dedurne che Dio non le ha fatte da cose preesistenti, e che il genere umano ha la stessa origine. Non temere questo carnefice, ma accetta la morte, mostrandoti degno dei fratelli, affinché io ti possa riavere insieme con i tuoi fratelli al momento della misericordia".
Stava ella ancora parlando, che il giovane disse: "Che aspettate? Non obbedisco all'ordine del re, ma obbedisco al precetto della legge data ai nostri padri per mezzo di Mosè. Tu, però, che ti sei fatto inventore d'ogni male contro gli Ebrei, non sfuggirai certamente alle mani di Dio. Noi infatti soffriamo a causa dei nostri peccati. Se per nostro castigo e correzione il nostro Dio vivente si è adirato per breve tempo, di nuovo egli si riconcilierà con i suoi servi. Tu, invece, o empio, non ti esaltare invano—perché non sei ancora sfuggito al giudizio di Dio che tutto può ed osserva. Or dunque, dopo aver sopportato un breve tormento, i nostri fratelli sono giunti alla divina alleanza della vita eterna; tu invece riporterai dal giudizio di Dio le giuste pene della tua superbia. Quanto a me, dò anch'io, come i miei fratelli, corpo e anima per le leggi avite, e prego Iddio che si mostri presto mise ricordioso verso il suo popolo, che tu finisca co] confessare, tra prove e flagelli, che solo lui è Dio; e che l'ira dell'Onnipotente, abbattutasi giustamente su tutta la nostra stirpe si arresti su di me e i miei fratelli".
Allora il re, furioso, usò con lui un trattamento piú feroce che con gli altri, non potendo sopportare lo scherno. Cosí anch'egli passò da questa vita senza affatto macchiarsi, pieno di fiducia nel Signore. UItima, dopo i figli, morí la madre".
La Bibbia non ci dà i loro nomi, né indica dove si svolse il martirio, fatto loro subire dal re Antioco IV Epifane; né precisa la data (forse 168; a Ge rusalemme? ).
Generalmente si ammette che essi furono martirizzati ad Antiochia, tale è, comunque, la tradizione comune delle Chiese d'Oriente e d'Occidente.
I primi cristiani ammirarono questi valorosi martiri del giudaismo, precursori dei martiri del Cristo. Il loro culto si diffuse rapidamente e la loro festa sembra sia stata universale nella Chiesa verso il sec. V. La storia del culto dei santi martiri è cosí riassunta dalle Vies des Saints (citt. in bibl. ). Già appaiono nel Martirologio Siriaco (412), nei Calendari di Polemius Silvius (448) e di Cartagine (secc. V-VI), e nell'insieme dei mss. del Martirologio Geronimiano. Su questi martiri possediamo testi di s. Gregorio Nazianzeno (PG, XXXV), s. Giovanni Crisostomo, s. Agostino , s. Ambrogio, s. Gaudenzio di Brescia, pseudoLeone.
Secondo s. Girolamo (m. 420), le reliquie dei sette fratelli erano a Modin ed egli si meravigliava che fossero venerate ad Antiochia. L'Itinerarium detto di Antonino (ca. 570) nomina Antiochia in cui riposano con altri santi e s. Giustina "i fratelli Maccabei, in tutto nove tombe, sormontate ciascuna dagli strumenti del loro supplizio".
Il Martirologio Siriaco nomina i Maccabei "figli di Samunas" ad Antiochia, nel quartiere giudaico, al 1° agosto. I sinassari bizantini offrono sette nomi e la madre è Solomonis. Le liste siriache e armena sono differenti. Il Calendario marmoreo napoletano (sec. IX) congiunge i Maccabei a una santa EELI.
Con ogni probabilità il martirio avvenne ad Antiochia dove le tombe furono venerate fino al sec. VI. Dopo il 551 le reliquie furono portate a Costantinopoli e da 11, almeno in parte, a Roma, sotto Pelagio I (556-561)E' possibile però si tratti di Pelagio II (579-590) e che le reliquie siano venute direttamente da Antiochia. Esse comunque si venerano a Roma, in S. Pietro in Vincoli, chiesa la cui festa titolare cade in questo stesso giorno, 1° agosto.
Nel 1876 fu ivi trovato un sarcofago a sette compartimenti, contenenti ossa e ceneri con due togli di piombo recanti iscrizioni relative ai sette fratelli, del IX sec. (o sec. XV?).
La festa dei sette fratelli Maccabei non è menzionata nei libri liturgici, sia gallicani, sia romani, eccettuato il Sacramentario gelasiano; il loro culto sarà stato forse eclissato dalla festa di s. Pietro in vinculis. (Autore: Francesco Spadafora . http://www.santiebeati.it)

1 agosto. SANTI MACCABEI martiri.

Maccabei, santi, martiri, sotto l’altare della confessione di S. Pietro in Vincoli vi è un sarcofago del IV secolo contenente le loro spoglie, che è diviso in sette scomparti. Rinvenuto sotto la predella dell’altare maggiore nel 1876, in esso fu trovata una lamina di bronzo dell’autentica delle reliquie. I sette fratelli: Aber, Acasfo, Aratsfo, Giacomo, Giuda, Macabco e Macuro furono martirizzati verso il 168 a.C. e traslati a S. Pietro in Vincoli nel pontificato di Pelagio I (556-61).
M.R.: 1 agosto - In Antiochia la passione dei sette santi Fratelli Maccabei Martiri, colla loro madre Felicita, patirono sotto il Re Antioco Epifane. Le loro reliquie, trasportate a Roma, furono riposte nella chiesa di san Pietro in Vincoli. [Tratto dall'opera «Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma» di Giovanni Sicari] .
( http://www.enrosadira.it/santi/m/maccabei )

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I ROSINA con i PIARDI ed i PIARDI - ROSINA, in Villa POMPONESCO
 
Come abbiamo potuto leggere al paragrafo ""Alcuni dei Piardi dimoranti in città (dati a partire dal sec. XVII)"" di questa stessa pagina, i ROSINA sono presenti in Pomponesco sin dai lontani secoli. Sono fedeli della Parrocchia di Pomponesco dimoranti nella frazione Banzolo Vitelliane (poi, com'è oggi, Banzuolo di Viadana) - Diocesi vescovile di Cremona. (Dalla lettura dello "Stato delle Anime" della Parrocchia di S. Felicita e dei Sette fratelli SS. Martiri in Pomponesco, anno 1715).
Come si conosce, la "Via di Mezzo" (anticamente "Via di Meggio") posta perpendicolare al porto fluviale, che fisicamente divide la comunità Banzuolese allo stesso modo la separa anche come giurisdizione parrocchiale: l'una a Pomponesco, l'altra a Viadana (S.Maria al Castello).
Dal ringraziamento dei PIARDI in risposta al discorso d'accoglienza, in CIZZOLO di VIADANA, del Dott. Giovanni PAVESI - Sindaco di Viadana. 8 maggio 2005, CIZZOLO di Viadana - Mantova. 2° Raduno dei PIARDI, riprendiamo:
""(...). Molti PIARDI Pomponescani sono figli di madre PAVESI, almeno dal 1660; soprattutto quelli col doppio cognome PIARDI ROSINA. (Rosina dell’antico, attuale, palazzo ROSINA di Pomponesco). In Pomponesco la gran parte dei nati PAVESI sono tenuti a battesimo da Padrini del casato Piardi, sin dalla prima metà (almeno) del Seicento e viceversa, infatti: << 1645, 19 gennaio. Giulia Piardi è madrina di Margarita figlia di Pietro Pavesi et di mad. Pellegrina Mainini >>. Domenico PIARDI sposa, verso la fine della prima metà del Seicento, Benedetta PAVESI. Crediamo che il Sindaco Giovanni Pavesi non possa più... scappare dal connubio piardesco... . Alla fine del Seicento – inizi del 1700 il cognome di una famiglia di Pomponesco, quella di CAMILLO diventa, addirittura PIARDI PAVESI, come quando si battezza il << Signor Francesco Gaetano figlio del Signor Camillo PIARDI PAVESI>>. (...)."". ... come per quei Piardi che diventano PIARDI ROSINA.
[Cizzolo di Viadana - Boccabassa di Sabbioni, 8 maggio 2005. Dal “Saluto al Sindaco PAVESI”, da parte dei Piardi, in occasione del 2° Raduno universale PIARDI. Maggio, 2005. (A cura di Achille Giovanni Piardi)].
Per continuare clicca in INCONTRI > CIZZOLO  ovvero in LUOGHI  indi su immagine di Viadana.
Vedi anche:
LUOGHI dei Piardi , approfondisci sulle diverse località legate alla famiglia Piardi. VITA DA CONTADINI: i PIARDI in Valtrompia, in Franciacorta, (...) e nel Mantovano.
INCONTRI
8 maggio 2005 in Cizzolo (Mn)  

Un ROSINA da Pomponesco: figura del Risorgimento italiano fu ANTONIO ROSINA.
<< IL 2º Reggimento Volontari Italiani è stata una delle dieci unità militari di fanteria del Corpo Volontari Italiani comandato da Giuseppe Garibaldi che operò all’invasione del Trentino nel 1866 durante la terza guerra di indipendenza contro l'impero Austro-Ungarico. (...) >>.
Vedi, per continuare, in:
http://it.wikipedia.org/wiki/2%C2%BA_Reggimento_Volontari_Italiani
http://it.wikipedia.org/wiki/Portale:Campagna_garibaldina_del_1866


I Palazzi ROSINA in Pomponesco


Il Palazzo ROSINA in Pomponesco, anno 1880, 
(foto, in Via Giuseppe Garibaldi)
da http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MN360-01602/
Via Giuseppe Garibaldi. La via principale che da ovest conduce al centro, ove un tempo vi era il Castello del Principato pomponescano. (Vedi, sopra, il disegno fotografico del Castello).

 


Altro Palazzo ROSINA in Pomponesco, costruzione del secolo XVIII, in Piazza Quattro Martiri. (foto da http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MN360-01592 )

Piazza 4 Martiri. Ci troviamo nella zona sud della stessa estesissima piazza edificata a binocolo, quasi in due corpi distinti. La più grande di Pomponesco, ove si trova la scalinata di discesa dall'argine del fiume Po, oltre i due pilastri che definiscono l'ingresso (vedi),vero ed originario ingresso alla piazza quando gli arrivi provenivano solo dal fiume. Infatti, stando sull'argine si nota con evidenza a partire dal secondo corpo di fabbrica...l'apertura a binocolo, con doppio fronteggiante porticato (secolo XVI), sino alla sommità della piazza,luogo in cui esisteva il Castello.


POMPONESCO: paese dei PIARDI alla presenza della Comunità ebraica

Come abbiamo accennato nei paragrafi dei capitoli precedenti riguardanti la vita di Pomponesco nella storia, i PIARDI sono parte assai attiva e di spicco nell’ambito della comunità pomponescana sin dal Cinquecento se non, addirittura, già dal secolo XV, come testimoniano le scritture dei Registri canonici della “Chiesa Parrocchiale dei Santi Sette Fratelli Martiri”. Famiglia, quella dei PIARDI, comunitariamente ed elitariamente attiva ed incisiva nei secoli, dal XV al XIX; addirittura, aldilà delle spiccate professioni esercitate da molti suoi componenti, imparentati con quasi tutte le restanti famiglie del paese adagiato lungo il corso di sinistra del Po, nel cosiddetto Viadanese mantovano anche se soggetto alla giurisdizione del Vescovo di Cremona. Come non pensare possano essere venuti a connubbio anche con la consistente realtà ebraica rappresentata, sino alla fine del Ottocento – inizi del Novecento, dalla famiglia CANTONI; quella dell’ottimo scrittore, forse anche poeta, Alberto Cantoni. Scrittore, poco noto ma importantissimo, di L'illustrissimO e di altri racconti e romanzi scritti nella seconda metà de secolo XIX.
<< Alberto Cantoni è uno di quei casi di autori che non inseguirono la popolarità, ma piuttosto restarono in disparte, in modo anche un po' eccentrico: "Sì, me lo dico da me - diceva di sé stesso - io sono uno di quegli uomini che non si possono amare bene che dopo morti; lasciatemi questa illusione!". Nato a Pomponesco (MN) nel 1841, morto a Mantova nel 1904. Il padre Israel era un ebreo convertito, da cui Alberto ereditò grandi possedimenti, nel Mantovano, in cui visse per tutta la vita, anche se amava andare in giro per l'Europa ed aveva moltissimi corrispondenti in vari paesi. Esordisce come scrittore nel 1875 con quattro racconti sulla "Nuova Antologia". Successivamente scrive una serie di racconti e romanzi che pubblica in editori di poca risonanza. "Un sacerdote dell'inedito" lo definiva Alberto Musatti sul "Fanfulla della domenica". Opere principali: Un re umorista (1891), L'altalena delle antipatie (1893), Pietro e Paola (1897), Scaricalasino (1901), L'illustrissimo (1904). Ebbe recensioni favorevoli da grandi nomi, come Pirandello, Croce e Bacchelli, ma l'oblio intorno al suo nome non si diradò neanche dopo la morte, come invece forse sperava. C.S. >>.
Pomponesco (Mantova); litorale fluviale del Viadanese mantovano. Diocesi vescovile di Cremona.

Descrizione dell’antica patria dei Piardi da parte di Alberto Cantoni, scrittore di fine Ottocento.
<< Siamo in quella punta della provincia di Mantova dove il Po, raccolte dalla opposta riva le torbide acque dell’Enza, si getta a un tratto verso settentrione, discendendo per ampio letto fino allo sbocco dell’Oglio. E’ questo, per così dire, l’ultimo addio che il regal fiume volge repentinamente alla catena delle Alpi di dove è uscito, per poi riprendere come l’aquila romana il suo cammino contro il corso del sole, e così avviarsi difilato al mare. Le terre comprese da questa subitanea svolta del Po non sono belle: sono buone in grandissima parte. Chi muove sull’argine che tutte le difende, può bensì vagare cogli occhi dalle nevi del Baldo fino alle più modeste curve del prossimo Appennino, ma chi abbandona la riva e si spinge verso terra, deve determinare il proprio orizzonte valendosi qua d’un albero e là d’un campanile, e se questo giovi all’ampiezza ed alla verità della scena è molto facile immaginare. (...) >>. (Alberto Cantoni)
(A cura di Achille Giovanni Piardi, per le pagine del sito I PIARDI, Marzo 2011)

Le prime famiglie ebraiche
Le prime famiglie ebraiche arrivarono a Pomponesco nella seconda metà del ‘600. Tra queste c’era la famiglia Cantoni, che ristrutturò il palazzo oggi omonimo e di proprietà degli eredi Benelli. Lì nacque Alberto Cantoni, noto scrittore, amico di Luigi Pirandello. Della sinagoga resta la struttura e la visibile cupola. L’asilo ebraico era intitolato alla benefattrice Giulietta Cantoni ed oggi è stato adibito a sala civica. Il cimitero ebraico era stato costruito agli inizi del ‘700, poi spostato i primi del ‘900. E’ situato all’esterno del paese ad è raggiungibile percorrendo un lungo viale che fiancheggia la strada. Molte delle lapidi sono ben conservate.

Per le immagini si ringrazia Andrea Jack Duke
(http://moked.it/mantovaebraica/2010/10/14/pomponesco/).

Pomponesco. Il tetto dell’antica moschea
Pomponesco. Il tetto dell’antica sinagoga.

Palazzo Cantoni
Pomponesco, Palazzo Cantoni

Pomponesco. Asilo ebraico
Pomponesco. Asilo ebraico

Cimitero ebraico (ingresso)Pomponesco, Cimitero ebraico (ingresso)

 

I GONZAGA nel Mantovano e gli insediamenti ebraici, anche nei secoli di vita dei Piardi in detti luoghi.
Percorso ebraico. Le comunità ebraiche dell'Oltre Oglio.
Il rapporto tra i Gonzaga e le comunità ebraiche dell'Oltre Oglio é sempre stato improntato sulla base di una secolare tolleranza. In tutti i paesi dominati dai Gonzaga, e particolarmente nei borghi interessati a questa mostra (“I Gonzaga delle nebbie”), gli ebrei erano invitati ed accettati, perché grazie alla loro intraprendenza contribuivano allo sviluppo economico e culturale dell'intera popolazione. Nelle piccole corti a cui fa riferimento la suddetta mostra esistono tuttora molte testimonianze delle antiche comunità israelitiche, e degne di un curioso percorso ebraico.
Rivarolo Mantovano - Sabbioneta - Pomponesco.
La storia di questi borghi é caratterizzata dalla figura di Vespasiano Gonzaga; figlio di Luigi "Rodomonte" Gonzaga, signore di Rivarolo Fuori, egli riordinerà urbanisticamente Rivarolo ed edificherà Sabbioneta come sua città ideale. Numerose le vestigia monumentali ancora esistenti nei paesi. Peculiari le grandi piazze dei paesi, ampie con i caratteristici porticati all'intorno. Rilevante la presenza ebraica in questi paesi, con due sinagoghe ancora esistenti (Rivarolo, Sabbioneta) e due cimiteri ebraici in ottima conservazione (Sabbioneta, Pomponesco). La Sinagoga di Rivarolo è situata in Piazza Finzi, ed alcune lapidi ritrovate nello antico cimitero ebraico e poste in mostra all'ingresso del cimitero cristiano.
A Pomponesco esiste il cimitero ebraico ottimamente conservato e tracce dell'antica sinagoga.
In piazza sotto il porticato é posto il monumento ad Alberto Cantoni, insigne scrittore di origine ebraica e vanto del paese
A Sabbioneta é stata restaurata da poco l'antica Sinagoga ed esiste il cimitero ben conservato.
Luogo di culto e di riunione della locale comunità ebraica, fu edificata nel 1824, su progetto dell’architetto Carlo Visioli; del 1840 sono gli stucchi della volta, che sembra una vela gonfiata dal vento, realizzati dall’artista svizzero Pietro Bolla.
Il tempio venne realizzato nella parte superiore di uno stabile che faceva parte di un gruppo di case abitate da ebrei. L’interno a pianta rettangolare, conserva un aspetto solenne; l’arredo è ancora costituito dai banchi di legno ottocenteschi, mentre l’Aron è all’interno di un bel cancelletto di ghisa e ferro battuto ai lati del quale pendono due lampade. Sul lato opposto colonne in finto marmo sostengono il sovrastante matroneo. Le pareti sono rifinite a stucco finto marmo di diversi colori. La volta è sostenuta da una serie di lesene alle pareti e da quattro colonne che alludono al tempio di Salomone. [Da “I GONZAGA delle nebbie”. Storia di una dinastia cadetta nelle terre tra Oglio e Po. (http://www.igonzagadellenebbie.it/territorio/percorsi.html)
“Sabbioneta: festa ebraica di Hanukkàh”. A Dicembre, in Piazza Ducale a Sabbioneta, si provvede all’accensione pubblica della lampada di Hanukkàh. Saranno il presidente e vicepresidente della Comunità Ebraica di Mantova ad accendere il candelabro e a spiegare il significato della tradizionale festa ebraica delle luci. La festa di Hanukkàh (inaugurazione) dura otto giorni e trae le sue radici da un episodio storico avvenuto nel 165 a. C. quando, a seguito di un miracolo (durante la riconsacrazione del Tempio una piccola quantità di olio durò per otto giorni) fu proclamato che si festeggiasse l’avvenimento, per tutti i tempi.
Ancora oggi gli ebrei accendono i lumi di un candelabro per otto sere: la prima si accende un solo lume, poi per otto volte, si aggiunge un lume in più, accendendo da sinistra a destra. E’ un evento straordinario per Sabbioneta che, come già Roma ed altre città, propone la gioiosa ricorrenza ebraica che bene si affianca all’atmosfera delle prossime festività di fine anno. La storia di Sabbioneta, per ben cinque secoli, è stata positivamente influenzata dalla presenza della comunità ebraica. La Sinagoga ed il cimitero restano a testimonianza della presenza di una comunità perfettamente integrata che portò sempre grandi benefici culturali ed economici alla Città che oggi l’UNESCO ha dichiarato Patrimonio dell’Umanità. I primi ebrei arrivarono nel XV secolo; successivamente la Comunità si ampliò e, nella seconda metà del ‘500, con Vespasiano Gonzaga, raggiunse la massima prosperità: nasce la stamperia ebraica che diverrà una delle più importanti per la cultura ebraica in Europa. La Comunità restò a Sabbioneta anche nei secoli successivi (la Sinagoga attuale è del 1824) per poi sciogliersi all’inizio del secolo scorso. Anche il cimitero è ottocentesco, l’ultima sepoltura risale al 1936. Nel corso dell’800 nacquero a Sabbioneta due personaggi ebrei di rilevanza nazionale: il prof. Pio Foà, medico, divenuto senatore per meriti scientifici e Giuseppe Ottolenghi, primo ebreo italiano ad essere nominato generale e in seguito ministro.
La collaborazione in atto da decenni tra l’Associazione Pro Loco e la Comunità Ebraica di Mantova, finalizzata alla valorizzazione del patrimonio e della cultura ebraica, ha permesso che possa essere celebrata in pubblico, per la prima volta nella città ducale, una ricorrenza fondamentale per la storia ebraica.
(…) sarà possibile visitare la Sinagoga recentemente restaurata. (…).[ info@iatsabbioneta.org. Alberto Sarzi Madidini – Presidente Associazione Pro Loco – IAT Da: www.viadananotizie.com/.../sabbioneta-festa-ebraica-di-hanukkah.html]
Bozzolo - San Martino dall'Argine - Gazzuolo - Commessaggio.
Il percorso é segnato dal fiume Oglio che lambisce i piccoli centri dandone fortemente una precisa identità di terre d'acqua. Feudi gonzagheschi di rilevante importanza, i paesi sono caratterizzati anch'essi dall'architettura gonzaghesca, specialmente San Martino dall'Argine e Gazzuolo con grandi spazi all'aperto; a Bozzolo sono ancora visibili i resti dell'antica fortificazione con le alte mura; la torre di Commessaggio é testimonianza tangibile della presenza gonzaghesca. A Bozzolo é ancora esistente il cimitero ebraico restaurato pochi anni fa dalla Fondazione Segré. Aperto nel 1798 e recentemente restaurato; conserva antiche epigrafi sepolcrali, provenienti dal primo cimitero aperto in paese verso la fine del XVI secolo, quando, in seguito alla cacciata degli ebrei dal Ducato di Milano per ordine del re di Spagna, a Bozzolo si raccoglie una comunità di oltre 130 persone, durata numerosa sino alla fine dell'Ottocento.
[Da “I GONZAGA delle nebbie”. Storia di una dinastia cadetta nelle terre tra Oglio e Po. http://www.igonzagadellenebbie.it/territorio/percorsi.html].
A Viadana esiste la struttura della Sinagoga che non é mai stata ultimata, ed il cimitero in cattivo
stato di conservazione. “”La sinagoga di Viadana, incompiuta nel suo progetto neoclassico ottocentesco ed oggi dismessa, è situata in via Bonomi 31. Di proprietà privata non è sede di culto ma ospita occasionalmente eventi culturali La sinagoga Per secoli la comunità ebraica di Viadana aveva usata una sinagoga completamente affrescata che era collocata in un edificio adiacente all'odierna sinagoga, nell'area del ghetto Di questo oratorio oggi non restano che cinque stacchi pittorici conservati al Museo di Viadana Ai primi dell'Ottocento, fu affidato all'architetto Carlo Visioli, autore della sinagoga di Sabbioneta, il progetto di una grande sinagoga neoclassica La costruzione, pur giunta ad uno stadio avanzato, tuttavia non fu mai completata a causa del declino demografico della comunità locale Della sinagoga rimane un grandioso ambiente circolare sormontato da una cupola finestrata. (…)””. (http://www.wikideep.it/sinagoga/).
A Ostiano é esistente il cimitero ebraico ottimamente conservato, e tracce della Sinagoga in un edificio in stato di abbandono. [Da “I GONZAGA delle nebbie””. Storia di una dinastia cadetta nelle terre tra Oglio e Po. http://www.igonzagadellenebbie.it/territorio/percorsi.html]
Isola Dovarese - Ostiano. Attualmente amministrati dalla provincia di Cremona, i due borghi vantano una dominazione gonzaghesca secolare che ne ha determinato le caratteristiche urbanistiche. Notevole l'ampiezza della piazza di isola Dovarese di chiara struttura rinascimentale; rilevanti ad Ostiano i resti del castello gonzaghesco che racchiudeva anche la sinagoga (ora in pessime condizioni). Esiste tuttora un piccolo cimitero ebraico.

Ricordiamo che BOZZOLO è, od è stata, patria dei Piardi, così come si può dire, andando ancora più a ritroso nel tempo, dall’Ottocento al Quattrocento: di SABBIONETA, di VIADANA ed, ancora prima, di POMPONESCO, dal momento che si ha traccia dei PIARDI in queste terre golenali di Oglio e di Po nonché fra Oglio e Po sin dai primi anni del secolo XVI se non, addirittura, dal Quattrocento.
VIADANA vede i Piardi presenti sia presso la centrale Castello – S. Maria Assunta, nella Parrocchia di S. Pietro e nella frazione Cizzolo, quanto in quella, forse più antica, di Portiolo (Porto di Portiolo), porto fluviale, poi evacuata definitivamente nel 1655 dopo la distruzione procurata dall’esondazione del Po l’anno precedente 1654.

(A cura di Achille Giovanni Piardi, per le pagine del sito I PIARDI, Marzo 2011)

“Per una tradizione ebraica mantovana” (tratto da:)
La prima presenza ebraica a Mantova risale all’anno 1145 quando vi si trasferì la famiglia dello studioso Abramo ibn (figlio) Ezra, docente che aveva esercitato nel campo dell’esegesi, della letteratura e della filosofia prima a Roma e successivamente a Pisa e Lucca. Da allora la presenza ebraica nel mantovano rappresenta una costante ininterrotta; le notizie storiche, tuttavia, presentano un vuoto di 229 anni, sino al 1374 quando, come documentato, un gruppo di Ebrei proveniente dalla città umbra di Norcia, allora la latina Nursia, si insediò nelle vicinanze del Mincio nella località oggi conosciuta come “Valle dei Signori” nei pressi di Barbasso di Roncoferraro. Al gruppo, inizialmente composto da poche unità, attirati dalla tranquilla ospitalità e tolleranza che, pur se non del tutto disinteressata, i Gonzaga avevano manifestato di saper offrire, si aggregarono in tempi successivamente ristretti altri nuclei familiari di diversa provenienza.
Vennero pertanto ad essere presenti nel Territorio mantovano, caso assai singolare, i 3 ceppi della popolazione ebraica componenti la Diaspora (gli Askenaziti dalla Germania; i Sefarditi dalla Spagna; gli Italichì, che da Roma si diramano per le loro attività nell’intera Penisola creando un esclusivo ceppo tutto italiano, di cui Mantova, nei secoli, è stata forse la più significativa espressione).
La presenza ebraica nel XV secolo si diffuse sull’intero territorio del Ducato, con una consistenza demografica complessiva superiore alle 3.000 unità, rappresentando circa l’8% dell’intera popolazione. (simili percentuali, escludendo ovviamente lo Stato d’Israele, sono oggi riscontrabili solo a New York ed a Los Angeles) e tra il 1500 ed il 1600 furono aperte a Mantova (città) sei Sinagoghe, che, nella parlata “borghese – ebraico-mantovana” erano dette “scuole” ed in termini “dialettal-judaici” più volgarmente “scole”: la “Norsa – Torrazzo” di rito Italchì nell’attuale angolo della Banca d’Italia tra le Vie Bertani e Scuola Grande; la “Porto” di rito askenazita nella allora Piazetta dell’Aglio (oggi Piazza Concordia ed il Largo con Via Spagnoli) la “Prima Scuola Grande” di rito Italchì nell’attuale Via Scuola Grande; la “Ostiglia” di rito askenazita in adiacenza alla Sinagoga “Porto”; la “Cases” di rito misto Sefardita-Italchì nell’attuale Via Bertani di fronte all’attuale nota “Casa del Rabbino”; quella detta “della Beccheria” adiacente alle “Porto ed Ostiglia” di rito askenazita, così denominata per l’attività e servizio collettivo di macellazione kasher lì praticata, oltre, naturalmente alle funzioni religiose. I Gonzaga, spinti dal desiderio di migliorare tanto la qualità della vita a corte quanto la propria organizzazione generale, in funzione del concetto già allora molto radicato del ‘ritorno di immagine’, offrirono agli Ebreila possibilità di integrare le loro consolidate attività nei campi dell’insegnamento, della finanza e del commercio con altre sino ad allora mai praticate quali: il Teatro, arte nella quale si riconosce come caposcuola Jehudà Portaleone, più noto come Leone dè Sommi; la Musica, dove in assoluto eccelse Salomone Rossi, allievo del Palestrina, le cui musiche ed opere, che tuttora vengono rappresentate, costituiscono anche nell’attualità un indiscusso riferimento culturale che spesso si associa alla musica “monteverdiana”; la Medicina, dove dalla già elevata dottrina generale, emerse la famiglia Portaleone, che per decenni eserciterà, in una sorta di ciclica e naturale eredità tacitamente imposta dai Duchi, alla Corte dei Gonzaga; l’Ingegneria civile e bellica, dove si riconosce in Abramo Colorni il massimo esponente in un periodo di particolare vitalità, intensa attività e specializzazione del settore; l’Editoria e la Stampa, arti dove si distinse in particolare il sefardita Abraham Conat, anche medico ed astronomo, che produsse a Mantova nel 1474 la prima stampa in Italia in caratteri ebraici.
Le opportunità del Ducato attirarono molti Esegeti che, oltre a fondare una Scuola Rabbinica di assoluto rilievo, successivamente consolidatasi a Viadana, Sabbioneta e Padova, istituirono la maggior centro di ogni epoca relativamente alla Qabbalàh, con una grandiosa produzione libraria locale che ancora oggi, con il “Fondo Ebraico” consistente in oltre 1800 testi conservati nel Centro Culturale “Gino Baratta” in Corso Garibaldi, eleva Mantova quale primo riferimento mondiale in materia. Nel 1612, con la costrizione nel Ghetto delle 408 famiglie ebraiche, iniziò l’incontrovertibile decadenza accentuatasi poi nel 1630 con il ridimensionamento dell’insediamento coatto in modo proporzionale al numero dei sopravvissuti ai tragici eventi della peste e del Sacco dei Lanzichenecchi; un declino che seguirà quasi parallelamente quello dei Duchi. Quanto accade nel mantovano altro non fu se non l’onda lunga dell’intero contesto italiano che a fronte delle Bolle dei Papi Paolo IV nel 1555, e Pio V nel 1568, seguite da quelle di Clemente VIII nel 1593 e di Urbano VIII nel 1639, tese ad isolare la cultura israelita-giudaica e separare fisicamente (ghettizzare) la popolazione.
Quando il 21 gennaio 1798 Napoleone Bonaparte aprì i cancelli del Ghetto di Mantova riconoscendo e restituendo ai “Cittadini Ebrei” i pieni diritti civili (l’emancipazione), la popolazione continuò a risiedere nella zona, ma trasformò le proprie attività adeguandole all’esterno: luoghi di ritrovo, caffè, negozi, botteghe artigiane, empori di commercio all’ingrosso ed al dettaglio. (…). (…). Fabio Norsa, Presidente della Comunità ebraica di Mantova. (…).
Continua in http://moked.it/mantovaebraica/


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Territorio di Pomponesco e Villa di Banzolo sotto Viadana (sec. XVII- Prima metà del Seicento). (Archivio di Stato di MN. Archivio Gonzaga, b. 90-25).  (foto di Alberto Grigoli. Alberto Salarelli in La casa rurale nel viadanese. Ed. Sometti (MN), anno 2001). 

Si noti la "Via di Meggio", perpendicolare al Porto di Pomponesco ed all'Argine Vecchio, che separa nel Mezzo Pomponesco da "Villa di Banzolo sotto Viadana", oggi Banzuolo di Viadana. Pur rimanendo sotto la giurisdizione parrocchiale di Pomponesco.

Anno 1707. Banzolo Pomponisci (Banzuolo di Pomponesco) in Parrocchia pomponescana di S. Felicita e dei Santi sette fratelli martiri. Qui vive (Sec. XVII-XVIII) la famiglia di Fulvia q.m Francesco Piardi, di anni 62 andata in sposa a Francesco del fu Giovanni Megliorini. (Stato delle Anime in Pomponesco, anno 1707).
Anno 1711. Banzolo Vitelliane (Banzuolo di Viadana) in Parrocchia di Pomponesco. Qui vive Camilla Piardi sposa di Domenico Bagliardi. (Stato delle Anime in Pomponesco, 1711).

POMPONESCO (Viadanese Mantovano), Diocesi vescovile di Cremona.
I Piardi di qui dei lontani secoli assegnavano ai loro figli il nome del santo martire Giacomo, per accertata devozione al Santo Giacomo detto il Maggiore. "San Giacomo Maggiore Apostolo" è, infatti, il titolo della Prevostura di CIZZOLO (di Viadana) antichissima terra fluviale dei Piardi, poco discosta da Pomponesco.
Nel 1549 Jacomo del Piardo (Giacomo Piardi) fa battezzare in Pomponesco suo figlio Stefano; così l’anno 1556, sempre in Parrocchia di Pomponesco, nasce alla vita cristiana Lodovico figlio di Jacomo del Piardo (Giacomo del Piardo).

Per la vita dei PIARDI di CIZZOLO e VIADANA vedi:

· http://www.piardi.org/cizzolo2005.htm
· http://www.piardi.org/incontri.htm#cizzolo
· http://www.piardi.org/luoghi/viadana.htm

 

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