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Pomponesco e
i Piardi
Notize sui LUOGHI
dei PIARDI mantovani, in riva sinistra di PO: POMPONESCO
POMPONESCO, antica patria dei PIARDI sin
dal 1500 (anche dalla fine del Quattrocento). La prima, splendida,
impressione che Pomponesco fornisce al visitatore è
costituita dalla piazza, nel cui fondo, all’inizio del
secolo XIX, si trovava ancora il Castello e il Palazzo del
principe di Pomponesco e sul cui culmine si affaccia il Po.
Tratto da: http://www.ilgrandefiume.com/pomponesco/stm
Leggiamo insieme di come lo scrittore Alberto CANTONI presenta
la sua Pomponesco ai lettori, nel 1904.
<< Siamo in quella punta della provincia di Mantova
dove il Po, raccolte dalla opposta riva le torbide acque dell’Enza,
si getta a un tratto verso settentrione, discendendo per ampio
letto fino allo sbocco dell’Oglio. E’ questo,
per così dire, l’ultimo addio che il regal fiume
volge repentinamente alla catena delle Alpi di dove è
uscito, per poi riprendere come l’aquila romana il suo
cammino contro il corso del sole, e così avviarsi difilato
al mare >>.
La
storia di Pomponesco
Il nome, di origine romana,
deriva probabilmente dalla famiglia Pompea; intorno all'anno
1000 fa parte dei possedimenti dei monaci Benedettini di Leno,
dal 1339 entra a far parte dei possedimenti dei Gonzaga e
viene retta da vicari. Nel 1555, alla morte di Carlo Il Gonzaga
che reggeva Bozzolo, S. Martino e Marcaria, Pomponesco è
assegnata al suo ultimogenito Giulio Cesare, ben deciso ad
avere una sua corte che uguagliasse quella dei fratelli e
dei cugini. Il progetto per la creazione della nuova corte
coinvolge l'intero paese che viene riordinato secondo un ben
preciso piano urbanistico: si costruisce così il castello
a pianta esagonale, fulcro di tutto il progetto; circondato
da mura e torrioni è a sua volta il cuore dell'impianto
urbanistico che da quell'area si diparte e crea il paese come
ancor oggi si è mantenuto. Dall'area centrale, ove
oltre alla dimora del signore, sorgevano una piccola zecca
ed edifici di servizio e scuderie, si dipartono, in simmetria
e organizzati in strade parallele, i vari quartieri (ne furono
realizzati solo tre, quello a nord conseguente al giardino
non venne terminato; ora è la via Provinciale). (...).

Pomponesco: panorama della piazza dall’argine del Po.
La sistemazione urbanistica voluta da Giulio Cesare Gonzaga
alla fine del Cinquecento ha come fulcro il palazzo del principe
(poi abbattuto alla fine del Settecento) dal quale si dipartono
le vie sulle quali si sviluppano i terzieri del centro abitato.
(Foto di Alberto Grigoli, nell’opera di Alberto
Salarelli. “La casa rurale nel viadanese – Comunità
e insediamenti alla fine dell’Ottocento nel distretto
di Viadana”. Editoriale Sometti – Mn, Aprile 2001)
Sulla piazza del paese si trova la Chiesa Arcipretale di S.
Felicita e dei S.S. Sette Fratelli Martiri, fatta ricostruire
a partire dal 1339 dal Vescovo di Mantova Gotifredo. La vecchia
chiesa si presume abbattuta contestualmente alla edificazione
di quella attuale, (...) che è a croce latina; la navata
centrale e il transetto sono a tutto sesto con cupola centrale
affrescata; sulle navate laterali si aprono tre cappelle quadrangolari
che presentano un soffitto a cassettoni. (...). Da: http://www.ilgrandefiume.com/pomponesco/stm.htm
Le prime notizie relative a Pomponesco risalgono al II secolo
d.C. Le testimonianze della presenza di una ricca e nobile
famiglia romana di nome Pompea sono attestate dal ritrovamento
di una lapide e di un sarcofago, ora a Mantova in Palazzo
Ducale. Questo dimostra l’esistenza di una dimora della
famiglia, non certo di un nucleo abitato; anche se è
ragionevole pensare che proprio dalla famiglia Pompea deriva
il toponimo Pomponesco. (...). In un documento del 1077 Pomponesco
risulta dominata, insieme a Viadana, dagli Estensi Ugo e Folco,
figli di Alberto Azzo II, confermati nel possesso del territorio
dall’imperatore Enrico IV; per poi passare, nel 1145,
all’Episcopato di Cremona. In quegli anni si moltiplicano
gli interventi riguardanti le arginature del fiume Po e, più
in generale, la difesa dalle inondazioni; fino alla disastrosa
inondazione del 1280, che costringe i comuni di Viadana, Pomponesco
e Dosolo ad approntare la costruzione del cosiddetto “argine
di dietro”. Inizia così l’accavallarsi
su Pomponesco delle dominazioni dei Malaspina, dei Cavalcabò,
dei Persico, dei Bonaccolsi, degli Scaligeri, dei Visconti
ed infine dei Gonzaga. In particolare nel 1339 i territori
passano in proprietà alla famiglia Gonzaga di Mantova,
così come le parrocchie che passano sotto il controllo
del Vescovo di Mantova. (...). In quei tempi Pomponesco si
presenta come un paese urbanisticamente disorganico: gli abitanti,
dispersi in numerosi casolari, erano dediti in particolare
all’attività agricola, alle tele e ai cordami
di canapa, alla concia delle pelli e al piccolo artigianato.

Palazzo ROSINA a Pomponesco.
(Foto di Alberto Grigoli, nell’opera di Alberto
Salarelli. “La casa rurale nel viadanese – Comunità
e insediamenti alla fine dell’Ottocento nel distretto
di Viadana”. Editoriale Sometti – Mn, Aprile 2001)
A partire dalla morte del marchese Ludovico
Gonzaga, avvenuta nel 1478, Pomponesco diventa, come le altre
terre di oltre Oglio, appannaggio dei Gonzaga cadetti di Gazzuolo
e Bozzolo.
L’arrivo nel 1579 del Marchese Giulio Cesare Gonzaga
permette a Pomponesco un innegabile salto di qualità.
Nato nel 1552, educato alle fastose corti di Mantova e Spagna,
Principe del Sacro Romano Impero, uomo del Rinascimento attento
alle opere del più famoso cugino Vespasiano signore
di Sabbioneta; vuole trasformare Pomponesco in una “città
ideale”, (...). Il progetto coinvolge l’intero
paese che viene sconvolto e riordinato secondo un preciso
disegno urbanistico: attorno al castello, che diventa la dimora
del Principe, si sviluppa, simmetricamente, la trama delle
vie e delle piazze. Il progetto e la realizzazione urbanistica
di Pomponesco, insieme a i servizi e ai denari offerti all’Imperatore
Rodolfo II, valgono a Giulio Cesare Gonzaga il titolo di conte
di Pomponesco e l’elevazione, conseguente, di questa
terra in contea. Questa stagione feconda, però, non
dura a lungo: nel 1593 il Marchese si trasferisce a Bozzolo
e, lentamente, Pomponesco perde il suo splendore. In quegli
anni la navigazione fluviale era in crisi (tra le cause ricordiamo
l’infittirsi delle barriere doganali e i ripetuti saccheggi
di truppe straniere) e Pomponesco, che si era attrezzata da
tempo per la gestione di questi traffici, ne avverte da subito
le conseguenze.
Dopo la dominazione gonzaghesca, che dura fino al 1708, il
territorio di Pomponesco passa sotto il dominio austriaco
fino alla fine delle guerre risorgimentali, se escludiamo
l’intervallo della Repubblica Cisalpina e del Regno
Italico napoleonico. Pomponesco, con le terre del distretto
di Viadana, passa alla provincia di Cremona (visto che la
città di Mantova era rimasta all’Austria), per
poi tornare sotto la giurisdizione di Mantova nel 1866. Tra
il 1700 e il 1800 il traffico fluviale e il commercio delle
granaglie favorisce l’insediamento a Pomponesco di una
nutrita comunità ebraica, (...) tra cui emerge la più
importante famiglia ebraica di Pomponesco: i Cantoni.
Sacerdoti PIARDI di Pomponesco: clicca sul link di "Pastori
d'anime" http://www.piardi.org/volume3pastori.htm
Maggiori notizie cliccando qui: http://www.ilgrandefiume.com/pomponesco/stm
Altre notizie su POMPONESCO e le altre località rivierasche
di PO mantovano,
terre dei PIARDI, in questo sito:
http://www.piardi.org/incontri.htm
INCONTRI (8 maggio 2005)
http://www.piardi.org/fn/N20_MARZO2005.pdf
e su MANTOVA e i PIARDI:
bresciani e mantovani
http://www.piardi.org/persone/p18.htm
http://www.piardi.org/volume1.htm#mantova
http://www.piardi.org/persone/p19.htm
http://www.piardi.org/persone/p22.htm
http://www.piardi.org/persone/p21.htm
http://www.piardi.org/persone/p45.htm
http://www.piardi.org/persone/p17.htm
http://www.piardi.org/volume2.htm#fam
http://www.piardi.org/volume2.htm#A
http://www.piardi.org/volume3costumi.htm
http://www.piardi.org/incontri_caxias.htm
Pomponesco: Piazza e portici gonzagheschi sul lato est dirimpettai
di quelli in cui sorge la Parrocchiale, posta al centro di
altri lunghi ed ampi porticati.
Situata nel cosiddetto Bassopiano Mantovano sulla sponda sinistra
del Po, a 23 m. slm e a 41 Km da Mantova. Sono fiorenti la
pioppicoltura, la produzione di cereali, ortaggi, frutta e
foraggi; allevamento bovino e suino; industre del legno e
della carta.
POMPONESCO,
antica patria dei Piardi sin dal 1500 (...anche dalla fine
del Quattrocento)
Nel 1555, alla morte di
Carlo Il Gonzaga che reggeva Bozzolo, S. Martino e Marcaria,
Pomponesco è assegnata al suo ultimogenito Giulio Cesare,
ben deciso ad avere una sua corte che uguagliasse quella dei
fratelli e dei cugini. Il progetto per la creazione della
nuova corte coinvolge l'intero paese che viene riordinato
secondo un ben preciso piano urbanistico: si costruisce così
il castello a pianta esagonale, (...). (...). La prima, splendida,
impressione che Pomponesco fornisce al visitatore è
costituita dalla piazza, nel cui fondo, all’inizio del
secolo XIX, si trovava ancora il Castello e il Palazzo del
principe di Pomponesco e sul cui culmine si affaccia il Po.
(Tratto da: www.ilgrandefiume.com/pomponesco)
Di
particolare interesse la vicenda del Castello di Pomponesco
Secondo una tradizione storiografica oggi
ampiamente superata, Giulio Cesare Gonzaga avrebbe fatto realizzare
il progetto urbanistico di Pomponesco a Giovan Battista Bertani:
il più conosciuto architetto del Cinquecento a Mantova
dopo il sommo Giulio Romano. Questa ipotesi non è in
realtà suffragata da alcuna fonte, basti pensare che
il Bertani muore nel 1576, mentre Giulio Cesare si trasferisce
a Pomponesco nel 1579. - Vedi (°*°*°).
Allo stato attuale delle conoscenze storiografiche risulta
sconosciuto il nome dell’architetto come delle maestranze
che hanno realizzato il
progetto. Il piano era a reticolato con l’ordinamento
romano del “Cardo Maximus” (vale a dire da nord
a sud) per gli edifici gonzagheschi e le piazze, mentre le
vie e le case degli abitanti erano orientate sul “Decomanus
Maximus” (vale a dire da est a ovest). In base alla
nuova planimetria molte case erano state abbattute tra le
continue proteste della popolazione, che si era rivolta al
Duca di Mantova Vincenzo I con una famosa lettera del 16 ottobre
1584, oggi conservata presso l’Archivio Gonzaga. I fabbricati
consistevano in un quadrato di terreno di circa 16.000 metri
quadrati, di cui oggi non si vedono che i resti fatiscenti
di due scuderie, circondato da ogni lato da un fossato con
l’ingresso a ponte levatoio di fronte alla attuale piazza
ed era munito di quattro torrioni agli angoli, all’interno
vi era la residenza privata del Principe. Il palazzo principesco
era a pianta esagonale con sei torrioni, al cui interno si
trovavano scale, loggiati e porticati di particolare pregio
e ricchezza. mentre una porta a nord dava accesso ad un vasto
giardino circondato da un alto muro. Vi erano anche abitazioni
per cortigiani, alloggi per i soldati e per la servitù,
scuderie, un teatro, una chiesa col titolo di S. Andrea e,
dal 1583, una zecca dove furono coniate monete oggi assai
rare.
(°*°*°). L’arrivo nel 1579 del Marchese
Giulio Cesare Gonzaga permette a Pomponesco un innegabile
salto di qualità. Nato nel 1552, educato alle fastose
corti di Mantova e Spagna, Principe del Sacro Romano Impero,
uomo del Rinascimento attento alle opere del più famoso
cugino Vespasiano signore di Sabbioneta; vuole trasformare
Pomponesco in una “città ideale”, anche
se la planimetria delle piazze e della residenza del principe
presenta più analogie con le realizzazione urbanistiche
di Gazzuolo e di San Martino dell’Argine. Il progetto
coinvolge l’intero paese che viene sconvolto e riordinato
secondo un preciso disegno urbanistico: attorno al castello,
che diventa la dimora del Principe, si sviluppa, simmetricamente,
la trama delle vie e delle piazze. Il progetto e la realizzazione
urbanistica di Pomponesco, insieme a i servizi e ai denari
offerti all’Imperatore Rodolfo II, valgono a Giulio
Cesare Gonzaga il titolo di conte di Pomponesco e l’elevazione,
conseguente, di questa terra in contea. Questa stagione feconda,
però, non dura a lungo: nel 1593 il Marchese si trasferisce
a Bozzolo e, lentamente, Pomponesco perde il suo splendore.
(...). www.ilgrandefiume.com/pomponesco
Pomponesco: piazza principale che si protende sino all'argine
di PO,
con chiesa di "S. Felicita e Santi sette fratelli martiri"
e monumento ai caduti.
Alcuni dei
Piardi dimoranti in città (dati a partire dal sec.
XVII) :
- 1697. Pomponesco. “L’Ecc.mo Sig.r
Dottor Lodovico Piardi”, sposato alla “Sig.ra
Anna Maria Mazzuchini”, detiene, da almeno trent’anni,
la Condotta medica di questa Comunità posta in riva
sinistra di Po. (Registri dei Battesimi, anni dal 1665 al
1697).
- Secolo XVIII. Don Franciscus e Don Felix PIARDI "Patrimoniatus"
in Pomponesco. http://www.piardi.org/volume3pastori.htm
- 1715. Banzolo Vitelliane (Banzuolo di Viadana) in Parrocchia
di Pomponesco
(Diocesi vescovile di Cremona).
Alcuni dei Piardi qui dimoranti:
In Banzolo Vitelliane. In domo propria habitant
Baptista, Stephani Ferrari fil: ann: 45
Anna Maria, q.m Dominici Piardi Rosina fil: uxor: ann: 33
Maria Catharina, eorum fil. ann: 11
Maria Angela, eor. fil. ann: 6
Stephanus Joseph, eorum fil. ann: 3
Dominicus, eorum fil. ann: 1
In Banzolo Vitelliane. In propria domo habitant
Joseph, q.m Joannis Piardi fil: ann: 52
Ursula, M.a q.m Francisci Maria Porcelli fil: Vid. an: 40
Franciscus eorum fil: ann: 10
Dominice Barbara eorum fil: ann: 3
Barbara Maria q.m Julij Francini (Franzini ?) fil. Vid: ann.
69
In Banzolo Vitelliane. In propria domo habitant
Joannes, q.m Francisci Piardi fil. Vid: ann: 67
Dominicus, q.m Jacobi Bagliardi (?) fil. ann: 33
Camilla Joan. Piardi fil: uxor: ann: 28
Anna Margarita, eorum fil. ann: 5
Barbara, eorum fil. ann: 3
Jacobus Franciscus, eorum fil. ann: 0
In Banzolo Vitelliane. In propria domo habitant
Domenica, q.m Joannis Pagliari fil. Vidua ann: 51
Ioseph, q.m Michaelis Piardi fil. ann: 27
Elisabeth, Caroli Zannoni fil. uxor, ann: 23
Angela, q.m Michaelis Piardi fil. ann: 22
Joannes Bapta, q.m Michaelis Piardi fil. an: 15
In Banzolo (...). (...) >>.
(Stato delle Anime della Parrocchia di S. Felicita e
dei Sette fratelli SS. Martiri in Pomponesco, anno 1715)
Antico Porto di Pomponesco secolo XVII (Prima
metà del Seicento). Archivio Gonzaga, b 90-25. ""Si
osservi la "casa-torre": perduto ormai ogni valore
difensivo, rimane una struttura fortemente simbolica che identifica
in maniera peculiare il complesso abitativo curtense"".
(Foto di Alberto Grigoli, in Alberto Salarelli. La casa rurale
nel viadanese. Ed. Sometti (MN), anno 2001). Si nota, in alto
al centro in verticale, la nota "Via Di Mezzo o Meggio",
confine tra Pomponesco e Viadana.


Pomponesco e Banzolo sotto Viadana (sec.
XVII- Prima metà del Seicento). (Archivio di Stato
di MN. Archivio Gonzaga, b. 90-25). (foto di Alberto Grigoli.
Alberto Salarelli in La casa rurale nel viadanese. Ed. Sometti
(MN), anno 2001).
Banzolo, oggi Banzuolo di Viadana; da sempre
per metà (sino alla Via di Mezzo o Meggio) sotto la
giurisdizione parrocchiale di Pomponesco e l'altrà
metà dipendente da Viadana. E' accertata la presenza
dei Piardi nella metà est, sotto la giurisdizione spirituale
di Pomponesco.
Pomponesco (sec. XVII). Archivio di Stato
di MN, Archivio Gonzaga, b. 90-25 (prima metà del sec.
XVII). <<Case rurali del territorio di Pomponesco. I
portici in paglia e legno, addossati alle strutture murarie,
sono gli antecedenti delle successive strutture in laterizio
che andranno a comporre la caratteristica tipologia della
casa rurale viadanese a elementi giustapposti>>. (foto
di Alberto Grigoli. Alberto Salarelli in "La casa rurale
nel viadanese". Ed. Sometti (MN), anno 2001)
SANTI MACCABEI e Santa
FELICITA. Sette fratelli martiri [morti nel 168 avanti C.
(?)].
Santi cui è dedicata la Chiesa
Arcipretale di POMPONESCO
Al 1° agosto il martirologio romano riferisce: "Ad
Antiochia, la Passione dei Sette ss. fratelli Maccabei, martiri,
che soffrirono con la loro madre, sotto il re Antioco Epifane.
Le loro reliquie, portate a Roma, furono deposte nella Basilica
di S Pietro in Vincoli".
La loro storia è narrata nel II Mach. 7; ai sette fratelli
è dato il nome di MACCABEI, soltanto dal libro che
ne parla. Il II Mach. è un riassunto della storia,
redatta in greco da Giasone, un giudeo di Cirene che scriveva
poco dopo il 160 a. C., in cui si narra la persecuzione subita
dai Giudei fedeli, ad opera di Antioco IV Epifane; in particolare,
il martirio di Eleazaro (cap. 6) e quello dei nostri martiri
(cap. 7). La narrazione del cap. 7 è ripresa e assai
ampliata nell'apocrifo IV Mach.
Ecco i punti salienti di II Mach. 7: "Sette fratelli,
arrestati insieme con la madre si volevano costringere a prendere
le carni proibite di porco... Uno di essi, fattosi portavoce
di tutti, disse: "Che cosa vorresti domandare o sapere
da noi? Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le
leggi paterne".
Il re, fatti arroventare i padelloni e le caldaie, comandò
di tagliare la lingua, scorticare il capo e mutilare le estremità
a quello che si era fatto loro portavoce, mentre gli altri
fratelli e la madre stavano là a guardare. Quando quello
fu cosí completamente mutilato, dette ordine di gettarlo
sul fuoco, mentre ancora respirava... Condussero quindi il
secondo al ludibrio; anch'egli subí a sua volta il
supplizio come il primo. Giunto però all'ultimo respiro
disse: "Tu, genio furioso, ci strappi dalla nostra presente
vita: ma il Re del mondo farà risorgere all'eterna
risurrezione di vita noi che siamo morti per le sue leggi".
... Alla loro richiesta, il terzo mise fuori subito la lingua
e stese avanti le mani coraggiosamente, dicendo con fierezza:
"Queste membra le ho ricevute dal cielo e per le sue
leggi non ne faccio conto alcuno, ma spero di riaverle nuovamente
da lui".
... Morto anche questo, martoriarono il quarto con le stesse
torture. Sul punto di morire, disse: "it preferibile
morire per mano degli uomini e avere da Dio la speranza di
essere un giorno da lu; risuscitati. Per te certamente non
ci sarà risurrezione alla vita".
... Il quinto condotto alla tortura, fissando il re, disse:
"Tu hai un'autorità tra gli uomini e, pur essendo
mortale, fai quello che vuoi; ma non credere che la nostra
razza sia stata abbandonata da Dio. Quanto a te, abbi pazienza
e vedrai come la sua grandiosa potenza tormenterà te
e i tuoi discendenti". Similmente per il sesto... Rimanendo
il piú giovane. il re Antioco non solo lo scongiurava
con le parole, ma lo assicurava anche con giuramenti di farlo
insieme ricco e invidiabile, di averlo come amico e di affidargli
uffici governativi, aualora avesse abbandonato le patrie leggi.
Siccome il giovane non gli prestava minimamente attenzione,
il re chiamò la madre, esortandola a farsi consigliera
di salvezza per il giovanetto.
Dopo tanti ammonimenti, ella accettò di persuadere
suo figlio. Chinatasi su di lui, per scherno del crudele tiranno,
cosí disse nella lingua paterna: "Figlio, abbi
pietà di me che ti ho portato in seno... che ti ho
educato... Ti prego, o figlio, di osservare il cielo e la
terra e di mirare tutte le cose in essi contenute e di dedurne
che Dio non le ha fatte da cose preesistenti, e che il genere
umano ha la stessa origine. Non temere questo carnefice, ma
accetta la morte, mostrandoti degno dei fratelli, affinché
io ti possa riavere insieme con i tuoi fratelli al momento
della misericordia".
Stava ella ancora parlando, che il giovane disse: "Che
aspettate? Non obbedisco all'ordine del re, ma obbedisco al
precetto della legge data ai nostri padri per mezzo di Mosè.
Tu, però, che ti sei fatto inventore d'ogni male contro
gli Ebrei, non sfuggirai certamente alle mani di Dio. Noi
infatti soffriamo a causa dei nostri peccati. Se per nostro
castigo e correzione il nostro Dio vivente si è adirato
per breve tempo, di nuovo egli si riconcilierà con
i suoi servi. Tu, invece, o empio, non ti esaltare invano—perché
non sei ancora sfuggito al giudizio di Dio che tutto può
ed osserva. Or dunque, dopo aver sopportato un breve tormento,
i nostri fratelli sono giunti alla divina alleanza della vita
eterna; tu invece riporterai dal giudizio di Dio le giuste
pene della tua superbia. Quanto a me, dò anch'io, come
i miei fratelli, corpo e anima per le leggi avite, e prego
Iddio che si mostri presto mise ricordioso verso il suo popolo,
che tu finisca co] confessare, tra prove e flagelli, che solo
lui è Dio; e che l'ira dell'Onnipotente, abbattutasi
giustamente su tutta la nostra stirpe si arresti su di me
e i miei fratelli".
Allora il re, furioso, usò con lui un trattamento piú
feroce che con gli altri, non potendo sopportare lo scherno.
Cosí anch'egli passò da questa vita senza affatto
macchiarsi, pieno di fiducia nel Signore. UItima, dopo i figli,
morí la madre".
La Bibbia non ci dà i loro nomi, né indica dove
si svolse il martirio, fatto loro subire dal re Antioco IV
Epifane; né precisa la data (forse 168; a Ge rusalemme?
).
Generalmente si ammette che essi furono martirizzati ad Antiochia,
tale è, comunque, la tradizione comune delle Chiese
d'Oriente e d'Occidente.
I primi cristiani ammirarono questi valorosi martiri del giudaismo,
precursori dei martiri del Cristo. Il loro culto si diffuse
rapidamente e la loro festa sembra sia stata universale nella
Chiesa verso il sec. V. La storia del culto dei santi martiri
è cosí riassunta dalle Vies des Saints (citt.
in bibl. ). Già appaiono nel Martirologio Siriaco (412),
nei Calendari di Polemius Silvius (448) e di Cartagine (secc.
V-VI), e nell'insieme dei mss. del Martirologio Geronimiano.
Su questi martiri possediamo testi di s. Gregorio Nazianzeno
(PG, XXXV), s. Giovanni Crisostomo, s. Agostino , s. Ambrogio,
s. Gaudenzio di Brescia, pseudoLeone.
Secondo s. Girolamo (m. 420), le reliquie dei sette fratelli
erano a Modin ed egli si meravigliava che fossero venerate
ad Antiochia. L'Itinerarium detto di Antonino (ca. 570) nomina
Antiochia in cui riposano con altri santi e s. Giustina "i
fratelli Maccabei, in tutto nove tombe, sormontate ciascuna
dagli strumenti del loro supplizio".
Il Martirologio Siriaco nomina i Maccabei "figli di Samunas"
ad Antiochia, nel quartiere giudaico, al 1° agosto. I
sinassari bizantini offrono sette nomi e la madre è
Solomonis. Le liste siriache e armena sono differenti. Il
Calendario marmoreo napoletano (sec. IX) congiunge i Maccabei
a una santa EELI.
Con ogni probabilità il martirio avvenne ad Antiochia
dove le tombe furono venerate fino al sec. VI. Dopo il 551
le reliquie furono portate a Costantinopoli e da 11, almeno
in parte, a Roma, sotto Pelagio I (556-561)E' possibile però
si tratti di Pelagio II (579-590) e che le reliquie siano
venute direttamente da Antiochia. Esse comunque si venerano
a Roma, in S. Pietro in Vincoli, chiesa la cui festa titolare
cade in questo stesso giorno, 1° agosto.
Nel 1876 fu ivi trovato un sarcofago a sette compartimenti,
contenenti ossa e ceneri con due togli di piombo recanti iscrizioni
relative ai sette fratelli, del IX sec. (o sec. XV?).
La festa dei sette fratelli Maccabei non è menzionata
nei libri liturgici, sia gallicani, sia romani, eccettuato
il Sacramentario gelasiano; il loro culto sarà stato
forse eclissato dalla festa di s. Pietro in vinculis. (Autore:
Francesco Spadafora . http://www.santiebeati.it)
1 agosto. SANTI MACCABEI martiri.
Maccabei, santi, martiri, sotto l’altare della confessione
di S. Pietro in Vincoli vi è un sarcofago del IV secolo
contenente le loro spoglie, che è diviso in sette scomparti.
Rinvenuto sotto la predella dell’altare maggiore nel
1876, in esso fu trovata una lamina di bronzo dell’autentica
delle reliquie. I sette fratelli: Aber, Acasfo, Aratsfo, Giacomo,
Giuda, Macabco e Macuro furono martirizzati verso il 168 a.C.
e traslati a S. Pietro in Vincoli nel pontificato di Pelagio
I (556-61).
M.R.: 1 agosto - In Antiochia la passione dei sette santi
Fratelli Maccabei Martiri, colla loro madre Felicita, patirono
sotto il Re Antioco Epifane. Le loro reliquie, trasportate
a Roma, furono riposte nella chiesa di san Pietro in Vincoli.
[Tratto dall'opera «Reliquie Insigni e "Corpi Santi"
a Roma» di Giovanni Sicari] .
(
http://www.enrosadira.it/santi/m/maccabei )
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