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Questo sito nasce da un'idea di Achille Piardi, il quale dopo anni di ricerche e dopo aver redatto una prima versione della biografia sulla Famiglia Piardi è alla costante ricerca di nuove informazioni... se anche tu sei un Piardi... continua a navigare tra queste pagine!!!


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Pomponesco e i Piardi

Notize sui LUOGHI dei PIARDI mantovani, in riva sinistra di PO: POMPONESCO

POMPONESCO, antica patria dei PIARDI sin dal 1500 (anche dalla fine del Quattrocento). La prima, splendida, impressione che Pomponesco fornisce al visitatore è costituita dalla piazza, nel cui fondo, all’inizio del secolo XIX, si trovava ancora il Castello e il Palazzo del principe di Pomponesco e sul cui culmine si affaccia il Po.
Tratto da: http://www.ilgrandefiume.com/pomponesco/stm
Leggiamo insieme di come lo scrittore Alberto CANTONI presenta la sua Pomponesco ai lettori, nel 1904.
<< Siamo in quella punta della provincia di Mantova dove il Po, raccolte dalla opposta riva le torbide acque dell’Enza, si getta a un tratto verso settentrione, discendendo per ampio letto fino allo sbocco dell’Oglio. E’ questo, per così dire, l’ultimo addio che il regal fiume volge repentinamente alla catena delle Alpi di dove è uscito, per poi riprendere come l’aquila romana il suo cammino contro il corso del sole, e così avviarsi difilato al mare >>.

La storia di Pomponesco

Il nome, di origine romana, deriva probabilmente dalla famiglia Pompea; intorno all'anno 1000 fa parte dei possedimenti dei monaci Benedettini di Leno, dal 1339 entra a far parte dei possedimenti dei Gonzaga e viene retta da vicari. Nel 1555, alla morte di Carlo Il Gonzaga che reggeva Bozzolo, S. Martino e Marcaria, Pomponesco è assegnata al suo ultimogenito Giulio Cesare, ben deciso ad avere una sua corte che uguagliasse quella dei fratelli e dei cugini. Il progetto per la creazione della nuova corte coinvolge l'intero paese che viene riordinato secondo un ben preciso piano urbanistico: si costruisce così il castello a pianta esagonale, fulcro di tutto il progetto; circondato da mura e torrioni è a sua volta il cuore dell'impianto urbanistico che da quell'area si diparte e crea il paese come ancor oggi si è mantenuto. Dall'area centrale, ove oltre alla dimora del signore, sorgevano una piccola zecca ed edifici di servizio e scuderie, si dipartono, in simmetria e organizzati in strade parallele, i vari quartieri (ne furono realizzati solo tre, quello a nord conseguente al giardino non venne terminato; ora è la via Provinciale). (...).


Pomponesco: panorama della piazza dall’argine del Po. La sistemazione urbanistica voluta da Giulio Cesare Gonzaga alla fine del Cinquecento ha come fulcro il palazzo del principe (poi abbattuto alla fine del Settecento) dal quale si dipartono le vie sulle quali si sviluppano i terzieri del centro abitato.
(Foto di Alberto Grigoli, nell’opera di Alberto Salarelli. “La casa rurale nel viadanese – Comunità e insediamenti alla fine dell’Ottocento nel distretto di Viadana”. Editoriale Sometti – Mn, Aprile 2001)


Sulla piazza del paese si trova la Chiesa Arcipretale di S. Felicita e dei S.S. Sette Fratelli Martiri, fatta ricostruire a partire dal 1339 dal Vescovo di Mantova Gotifredo. La vecchia chiesa si presume abbattuta contestualmente alla edificazione di quella attuale, (...) che è a croce latina; la navata centrale e il transetto sono a tutto sesto con cupola centrale affrescata; sulle navate laterali si aprono tre cappelle quadrangolari che presentano un soffitto a cassettoni. (...). Da: http://www.ilgrandefiume.com/pomponesco/stm.htm
Le prime notizie relative a Pomponesco risalgono al II secolo d.C. Le testimonianze della presenza di una ricca e nobile famiglia romana di nome Pompea sono attestate dal ritrovamento di una lapide e di un sarcofago, ora a Mantova in Palazzo Ducale. Questo dimostra l’esistenza di una dimora della famiglia, non certo di un nucleo abitato; anche se è ragionevole pensare che proprio dalla famiglia Pompea deriva il toponimo Pomponesco. (...). In un documento del 1077 Pomponesco risulta dominata, insieme a Viadana, dagli Estensi Ugo e Folco, figli di Alberto Azzo II, confermati nel possesso del territorio dall’imperatore Enrico IV; per poi passare, nel 1145, all’Episcopato di Cremona. In quegli anni si moltiplicano gli interventi riguardanti le arginature del fiume Po e, più in generale, la difesa dalle inondazioni; fino alla disastrosa inondazione del 1280, che costringe i comuni di Viadana, Pomponesco e Dosolo ad approntare la costruzione del cosiddetto “argine di dietro”. Inizia così l’accavallarsi su Pomponesco delle dominazioni dei Malaspina, dei Cavalcabò, dei Persico, dei Bonaccolsi, degli Scaligeri, dei Visconti ed infine dei Gonzaga. In particolare nel 1339 i territori passano in proprietà alla famiglia Gonzaga di Mantova, così come le parrocchie che passano sotto il controllo del Vescovo di Mantova. (...). In quei tempi Pomponesco si presenta come un paese urbanisticamente disorganico: gli abitanti, dispersi in numerosi casolari, erano dediti in particolare all’attività agricola, alle tele e ai cordami di canapa, alla concia delle pelli e al piccolo artigianato.


Palazzo ROSINA a Pomponesco.
(Foto di Alberto Grigoli, nell’opera di Alberto Salarelli. “La casa rurale nel viadanese – Comunità e insediamenti alla fine dell’Ottocento nel distretto di Viadana”. Editoriale Sometti – Mn, Aprile 2001)

A partire dalla morte del marchese Ludovico Gonzaga, avvenuta nel 1478, Pomponesco diventa, come le altre terre di oltre Oglio, appannaggio dei Gonzaga cadetti di Gazzuolo e Bozzolo.
L’arrivo nel 1579 del Marchese Giulio Cesare Gonzaga permette a Pomponesco un innegabile salto di qualità. Nato nel 1552, educato alle fastose corti di Mantova e Spagna, Principe del Sacro Romano Impero, uomo del Rinascimento attento alle opere del più famoso cugino Vespasiano signore di Sabbioneta; vuole trasformare Pomponesco in una “città ideale”, (...). Il progetto coinvolge l’intero paese che viene sconvolto e riordinato secondo un preciso disegno urbanistico: attorno al castello, che diventa la dimora del Principe, si sviluppa, simmetricamente, la trama delle vie e delle piazze. Il progetto e la realizzazione urbanistica di Pomponesco, insieme a i servizi e ai denari offerti all’Imperatore Rodolfo II, valgono a Giulio Cesare Gonzaga il titolo di conte di Pomponesco e l’elevazione, conseguente, di questa terra in contea. Questa stagione feconda, però, non dura a lungo: nel 1593 il Marchese si trasferisce a Bozzolo e, lentamente, Pomponesco perde il suo splendore. In quegli anni la navigazione fluviale era in crisi (tra le cause ricordiamo l’infittirsi delle barriere doganali e i ripetuti saccheggi di truppe straniere) e Pomponesco, che si era attrezzata da tempo per la gestione di questi traffici, ne avverte da subito le conseguenze.
Dopo la dominazione gonzaghesca, che dura fino al 1708, il territorio di Pomponesco passa sotto il dominio austriaco fino alla fine delle guerre risorgimentali, se escludiamo l’intervallo della Repubblica Cisalpina e del Regno Italico napoleonico. Pomponesco, con le terre del distretto di Viadana, passa alla provincia di Cremona (visto che la città di Mantova era rimasta all’Austria), per poi tornare sotto la giurisdizione di Mantova nel 1866. Tra il 1700 e il 1800 il traffico fluviale e il commercio delle granaglie favorisce l’insediamento a Pomponesco di una nutrita comunità ebraica, (...) tra cui emerge la più importante famiglia ebraica di Pomponesco: i Cantoni.

Sacerdoti PIARDI di Pomponesco: clicca sul link di "Pastori d'anime" http://www.piardi.org/volume3pastori.htm

Maggiori notizie cliccando qui: http://www.ilgrandefiume.com/pomponesco/stm

Altre notizie su POMPONESCO e le altre località rivierasche di PO mantovano,
terre dei PIARDI, in questo sito:

http://www.piardi.org/incontri.htm INCONTRI (8 maggio 2005)
http://www.piardi.org/fn/N20_MARZO2005.pdf

e su MANTOVA e i PIARDI:
bresciani e mantovani
http://www.piardi.org/persone/p18.htm
http://www.piardi.org/volume1.htm#mantova
http://www.piardi.org/persone/p19.htm
http://www.piardi.org/persone/p22.htm
http://www.piardi.org/persone/p21.htm
http://www.piardi.org/persone/p45.htm
http://www.piardi.org/persone/p17.htm
http://www.piardi.org/volume2.htm#fam
http://www.piardi.org/volume2.htm#A
http://www.piardi.org/volume3costumi.htm
http://www.piardi.org/incontri_caxias.htm

Pomponesco: Piazza e portici gonzagheschi sul lato est dirimpettai di quelli in cui sorge la Parrocchiale, posta al centro di altri lunghi ed ampi porticati.

Situata nel cosiddetto Bassopiano Mantovano sulla sponda sinistra del Po, a 23 m. slm e a 41 Km da Mantova. Sono fiorenti la pioppicoltura, la produzione di cereali, ortaggi, frutta e foraggi; allevamento bovino e suino; industre del legno e della carta.

 POMPONESCO, antica patria dei Piardi sin dal 1500 (...anche dalla fine del Quattrocento)

Nel 1555, alla morte di Carlo Il Gonzaga che reggeva Bozzolo, S. Martino e Marcaria, Pomponesco è assegnata al suo ultimogenito Giulio Cesare, ben deciso ad avere una sua corte che uguagliasse quella dei fratelli e dei cugini. Il progetto per la creazione della nuova corte coinvolge l'intero paese che viene riordinato secondo un ben preciso piano urbanistico: si costruisce così il castello a pianta esagonale, (...). (...). La prima, splendida, impressione che Pomponesco fornisce al visitatore è costituita dalla piazza, nel cui fondo, all’inizio del secolo XIX, si trovava ancora il Castello e il Palazzo del principe di Pomponesco e sul cui culmine si affaccia il Po.
(Tratto da: www.ilgrandefiume.com/pomponesco)

 Di particolare interesse la vicenda del Castello di Pomponesco

Secondo una tradizione storiografica oggi ampiamente superata, Giulio Cesare Gonzaga avrebbe fatto realizzare il progetto urbanistico di Pomponesco a Giovan Battista Bertani: il più conosciuto architetto del Cinquecento a Mantova dopo il sommo Giulio Romano. Questa ipotesi non è in realtà suffragata da alcuna fonte, basti pensare che il Bertani muore nel 1576, mentre Giulio Cesare si trasferisce a Pomponesco nel 1579. - Vedi (°*°*°).
Allo stato attuale delle conoscenze storiografiche risulta sconosciuto il nome dell’architetto come delle maestranze che hanno realizzato il progetto. Il piano era a reticolato con l’ordinamento romano del “Cardo Maximus” (vale a dire da nord a sud) per gli edifici gonzagheschi e le piazze, mentre le vie e le case degli abitanti erano orientate sul “Decomanus Maximus” (vale a dire da est a ovest). In base alla nuova planimetria molte case erano state abbattute tra le continue proteste della popolazione, che si era rivolta al Duca di Mantova Vincenzo I con una famosa lettera del 16 ottobre 1584, oggi conservata presso l’Archivio Gonzaga. I fabbricati consistevano in un quadrato di terreno di circa 16.000 metri quadrati, di cui oggi non si vedono che i resti fatiscenti di due scuderie, circondato da ogni lato da un fossato con l’ingresso a ponte levatoio di fronte alla attuale piazza ed era munito di quattro torrioni agli angoli, all’interno vi era la residenza privata del Principe. Il palazzo principesco era a pianta esagonale con sei torrioni, al cui interno si trovavano scale, loggiati e porticati di particolare pregio e ricchezza. mentre una porta a nord dava accesso ad un vasto giardino circondato da un alto muro. Vi erano anche abitazioni per cortigiani, alloggi per i soldati e per la servitù, scuderie, un teatro, una chiesa col titolo di S. Andrea e, dal 1583, una zecca dove furono coniate monete oggi assai rare.

(°*°*°). L’arrivo nel 1579 del Marchese Giulio Cesare Gonzaga permette a Pomponesco un innegabile salto di qualità. Nato nel 1552, educato alle fastose corti di Mantova e Spagna, Principe del Sacro Romano Impero, uomo del Rinascimento attento alle opere del più famoso cugino Vespasiano signore di Sabbioneta; vuole trasformare Pomponesco in una “città ideale”, anche se la planimetria delle piazze e della residenza del principe presenta più analogie con le realizzazione urbanistiche di Gazzuolo e di San Martino dell’Argine. Il progetto coinvolge l’intero paese che viene sconvolto e riordinato secondo un preciso disegno urbanistico: attorno al castello, che diventa la dimora del Principe, si sviluppa, simmetricamente, la trama delle vie e delle piazze. Il progetto e la realizzazione urbanistica di Pomponesco, insieme a i servizi e ai denari offerti all’Imperatore Rodolfo II, valgono a Giulio Cesare Gonzaga il titolo di conte di Pomponesco e l’elevazione, conseguente, di questa terra in contea. Questa stagione feconda, però, non dura a lungo: nel 1593 il Marchese si trasferisce a Bozzolo e, lentamente, Pomponesco perde il suo splendore. (...). www.ilgrandefiume.com/pomponesco


Pomponesco: piazza principale che si protende sino all'argine di PO,
con chiesa di "S. Felicita e Santi sette fratelli martiri" e monumento ai caduti.

  Alcuni dei Piardi dimoranti in città (dati a partire dal sec. XVII) :  

- 1697. Pomponesco. “L’Ecc.mo Sig.r Dottor Lodovico Piardi”, sposato alla “Sig.ra Anna Maria Mazzuchini”, detiene, da almeno trent’anni, la Condotta medica di questa Comunità posta in riva sinistra di Po. (Registri dei Battesimi, anni dal 1665 al 1697).

- Secolo XVIII. Don Franciscus e Don Felix PIARDI "Patrimoniatus" in Pomponesco. http://www.piardi.org/volume3pastori.htm

- 1715. Banzolo Vitelliane (Banzuolo di Viadana) in Parrocchia di Pomponesco
(Diocesi vescovile di Cremona).
Alcuni dei Piardi qui dimoranti:

In Banzolo Vitelliane. In domo propria habitant
Baptista, Stephani Ferrari fil: ann: 45
Anna Maria, q.m Dominici Piardi Rosina fil: uxor: ann: 33
Maria Catharina, eorum fil. ann: 11
Maria Angela, eor. fil. ann: 6
Stephanus Joseph, eorum fil. ann: 3
Dominicus, eorum fil. ann: 1
In Banzolo Vitelliane. In propria domo habitant

Joseph, q.m Joannis Piardi fil: ann: 52
Ursula, M.a q.m Francisci Maria Porcelli fil: Vid. an: 40
Franciscus eorum fil: ann: 10
Dominice Barbara eorum fil: ann: 3
Barbara Maria q.m Julij Francini (Franzini ?) fil. Vid: ann. 69
In Banzolo Vitelliane. In propria domo habitant

Joannes, q.m Francisci Piardi fil. Vid: ann: 67
Dominicus, q.m Jacobi Bagliardi (?) fil. ann: 33
Camilla Joan. Piardi fil: uxor: ann: 28
Anna Margarita, eorum fil. ann: 5
Barbara, eorum fil. ann: 3
Jacobus Franciscus, eorum fil. ann: 0
In Banzolo Vitelliane. In propria domo habitant

Domenica, q.m Joannis Pagliari fil. Vidua ann: 51
Ioseph, q.m Michaelis Piardi fil. ann: 27
Elisabeth, Caroli Zannoni fil. uxor, ann: 23
Angela, q.m Michaelis Piardi fil. ann: 22
Joannes Bapta, q.m Michaelis Piardi fil. an: 15
In Banzolo (...). (...) >>.

(Stato delle Anime della Parrocchia di S. Felicita e
dei Sette fratelli SS. Martiri in Pomponesco, anno 1715)

Antico Porto di Pomponesco secolo XVII (Prima metà del Seicento). Archivio Gonzaga, b 90-25. ""Si osservi la "casa-torre": perduto ormai ogni valore difensivo, rimane una struttura fortemente simbolica che identifica in maniera peculiare il complesso abitativo curtense"". (Foto di Alberto Grigoli, in Alberto Salarelli. La casa rurale nel viadanese. Ed. Sometti (MN), anno 2001). Si nota, in alto al centro in verticale, la nota "Via Di Mezzo o Meggio", confine tra Pomponesco e Viadana.

Pomponesco e Banzolo sotto Viadana (sec. XVII- Prima metà del Seicento). (Archivio di Stato di MN. Archivio Gonzaga, b. 90-25). (foto di Alberto Grigoli. Alberto Salarelli in La casa rurale nel viadanese. Ed. Sometti (MN), anno 2001).

Banzolo, oggi Banzuolo di Viadana; da sempre per metà (sino alla Via di Mezzo o Meggio) sotto la giurisdizione parrocchiale di Pomponesco e l'altrà metà dipendente da Viadana. E' accertata la presenza dei Piardi nella metà est, sotto la giurisdizione spirituale di Pomponesco.

Pomponesco (sec. XVII). Archivio di Stato di MN, Archivio Gonzaga, b. 90-25 (prima metà del sec. XVII). <<Case rurali del territorio di Pomponesco. I portici in paglia e legno, addossati alle strutture murarie, sono gli antecedenti delle successive strutture in laterizio che andranno a comporre la caratteristica tipologia della casa rurale viadanese a elementi giustapposti>>. (foto di Alberto Grigoli. Alberto Salarelli in "La casa rurale nel viadanese". Ed. Sometti (MN), anno 2001)


SANTI MACCABEI e Santa FELICITA. Sette fratelli martiri [morti nel 168 avanti C. (?)].

Santi cui è dedicata la Chiesa Arcipretale di POMPONESCO

Al 1° agosto il martirologio romano riferisce: "Ad Antiochia, la Passione dei Sette ss. fratelli Maccabei, martiri, che soffrirono con la loro madre, sotto il re Antioco Epifane. Le loro reliquie, portate a Roma, furono deposte nella Basilica di S Pietro in Vincoli".
La loro storia è narrata nel II Mach. 7; ai sette fratelli è dato il nome di MACCABEI, soltanto dal libro che ne parla. Il II Mach. è un riassunto della storia, redatta in greco da Giasone, un giudeo di Cirene che scriveva poco dopo il 160 a. C., in cui si narra la persecuzione subita dai Giudei fedeli, ad opera di Antioco IV Epifane; in particolare, il martirio di Eleazaro (cap. 6) e quello dei nostri martiri (cap. 7). La narrazione del cap. 7 è ripresa e assai ampliata nell'apocrifo IV Mach.
Ecco i punti salienti di II Mach. 7: "Sette fratelli, arrestati insieme con la madre si volevano costringere a prendere le carni proibite di porco... Uno di essi, fattosi portavoce di tutti, disse: "Che cosa vorresti domandare o sapere da noi? Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi paterne".
Il re, fatti arroventare i padelloni e le caldaie, comandò di tagliare la lingua, scorticare il capo e mutilare le estremità a quello che si era fatto loro portavoce, mentre gli altri fratelli e la madre stavano là a guardare. Quando quello fu cosí completamente mutilato, dette ordine di gettarlo sul fuoco, mentre ancora respirava... Condussero quindi il secondo al ludibrio; anch'egli subí a sua volta il supplizio come il primo. Giunto però all'ultimo respiro disse: "Tu, genio furioso, ci strappi dalla nostra presente vita: ma il Re del mondo farà risorgere all'eterna risurrezione di vita noi che siamo morti per le sue leggi".
... Alla loro richiesta, il terzo mise fuori subito la lingua e stese avanti le mani coraggiosamente, dicendo con fierezza: "Queste membra le ho ricevute dal cielo e per le sue leggi non ne faccio conto alcuno, ma spero di riaverle nuovamente da lui".
... Morto anche questo, martoriarono il quarto con le stesse torture. Sul punto di morire, disse: "it preferibile morire per mano degli uomini e avere da Dio la speranza di essere un giorno da lu; risuscitati. Per te certamente non ci sarà risurrezione alla vita".
... Il quinto condotto alla tortura, fissando il re, disse: "Tu hai un'autorità tra gli uomini e, pur essendo mortale, fai quello che vuoi; ma non credere che la nostra razza sia stata abbandonata da Dio. Quanto a te, abbi pazienza e vedrai come la sua grandiosa potenza tormenterà te e i tuoi discendenti". Similmente per il sesto... Rimanendo il piú giovane. il re Antioco non solo lo scongiurava con le parole, ma lo assicurava anche con giuramenti di farlo insieme ricco e invidiabile, di averlo come amico e di affidargli uffici governativi, aualora avesse abbandonato le patrie leggi. Siccome il giovane non gli prestava minimamente attenzione, il re chiamò la madre, esortandola a farsi consigliera di salvezza per il giovanetto.
Dopo tanti ammonimenti, ella accettò di persuadere suo figlio. Chinatasi su di lui, per scherno del crudele tiranno, cosí disse nella lingua paterna: "Figlio, abbi pietà di me che ti ho portato in seno... che ti ho educato... Ti prego, o figlio, di osservare il cielo e la terra e di mirare tutte le cose in essi contenute e di dedurne che Dio non le ha fatte da cose preesistenti, e che il genere umano ha la stessa origine. Non temere questo carnefice, ma accetta la morte, mostrandoti degno dei fratelli, affinché io ti possa riavere insieme con i tuoi fratelli al momento della misericordia".
Stava ella ancora parlando, che il giovane disse: "Che aspettate? Non obbedisco all'ordine del re, ma obbedisco al precetto della legge data ai nostri padri per mezzo di Mosè. Tu, però, che ti sei fatto inventore d'ogni male contro gli Ebrei, non sfuggirai certamente alle mani di Dio. Noi infatti soffriamo a causa dei nostri peccati. Se per nostro castigo e correzione il nostro Dio vivente si è adirato per breve tempo, di nuovo egli si riconcilierà con i suoi servi. Tu, invece, o empio, non ti esaltare invano—perché non sei ancora sfuggito al giudizio di Dio che tutto può ed osserva. Or dunque, dopo aver sopportato un breve tormento, i nostri fratelli sono giunti alla divina alleanza della vita eterna; tu invece riporterai dal giudizio di Dio le giuste pene della tua superbia. Quanto a me, dò anch'io, come i miei fratelli, corpo e anima per le leggi avite, e prego Iddio che si mostri presto mise ricordioso verso il suo popolo, che tu finisca co] confessare, tra prove e flagelli, che solo lui è Dio; e che l'ira dell'Onnipotente, abbattutasi giustamente su tutta la nostra stirpe si arresti su di me e i miei fratelli".
Allora il re, furioso, usò con lui un trattamento piú feroce che con gli altri, non potendo sopportare lo scherno. Cosí anch'egli passò da questa vita senza affatto macchiarsi, pieno di fiducia nel Signore. UItima, dopo i figli, morí la madre".
La Bibbia non ci dà i loro nomi, né indica dove si svolse il martirio, fatto loro subire dal re Antioco IV Epifane; né precisa la data (forse 168; a Ge rusalemme? ).
Generalmente si ammette che essi furono martirizzati ad Antiochia, tale è, comunque, la tradizione comune delle Chiese d'Oriente e d'Occidente.
I primi cristiani ammirarono questi valorosi martiri del giudaismo, precursori dei martiri del Cristo. Il loro culto si diffuse rapidamente e la loro festa sembra sia stata universale nella Chiesa verso il sec. V. La storia del culto dei santi martiri è cosí riassunta dalle Vies des Saints (citt. in bibl. ). Già appaiono nel Martirologio Siriaco (412), nei Calendari di Polemius Silvius (448) e di Cartagine (secc. V-VI), e nell'insieme dei mss. del Martirologio Geronimiano. Su questi martiri possediamo testi di s. Gregorio Nazianzeno (PG, XXXV), s. Giovanni Crisostomo, s. Agostino , s. Ambrogio, s. Gaudenzio di Brescia, pseudoLeone.
Secondo s. Girolamo (m. 420), le reliquie dei sette fratelli erano a Modin ed egli si meravigliava che fossero venerate ad Antiochia. L'Itinerarium detto di Antonino (ca. 570) nomina Antiochia in cui riposano con altri santi e s. Giustina "i fratelli Maccabei, in tutto nove tombe, sormontate ciascuna dagli strumenti del loro supplizio".
Il Martirologio Siriaco nomina i Maccabei "figli di Samunas" ad Antiochia, nel quartiere giudaico, al 1° agosto. I sinassari bizantini offrono sette nomi e la madre è Solomonis. Le liste siriache e armena sono differenti. Il Calendario marmoreo napoletano (sec. IX) congiunge i Maccabei a una santa EELI.
Con ogni probabilità il martirio avvenne ad Antiochia dove le tombe furono venerate fino al sec. VI. Dopo il 551 le reliquie furono portate a Costantinopoli e da 11, almeno in parte, a Roma, sotto Pelagio I (556-561)E' possibile però si tratti di Pelagio II (579-590) e che le reliquie siano venute direttamente da Antiochia. Esse comunque si venerano a Roma, in S. Pietro in Vincoli, chiesa la cui festa titolare cade in questo stesso giorno, 1° agosto.
Nel 1876 fu ivi trovato un sarcofago a sette compartimenti, contenenti ossa e ceneri con due togli di piombo recanti iscrizioni relative ai sette fratelli, del IX sec. (o sec. XV?).
La festa dei sette fratelli Maccabei non è menzionata nei libri liturgici, sia gallicani, sia romani, eccettuato il Sacramentario gelasiano; il loro culto sarà stato forse eclissato dalla festa di s. Pietro in vinculis. (Autore: Francesco Spadafora . http://www.santiebeati.it)

1 agosto. SANTI MACCABEI martiri.

Maccabei, santi, martiri, sotto l’altare della confessione di S. Pietro in Vincoli vi è un sarcofago del IV secolo contenente le loro spoglie, che è diviso in sette scomparti. Rinvenuto sotto la predella dell’altare maggiore nel 1876, in esso fu trovata una lamina di bronzo dell’autentica delle reliquie. I sette fratelli: Aber, Acasfo, Aratsfo, Giacomo, Giuda, Macabco e Macuro furono martirizzati verso il 168 a.C. e traslati a S. Pietro in Vincoli nel pontificato di Pelagio I (556-61).
M.R.: 1 agosto - In Antiochia la passione dei sette santi Fratelli Maccabei Martiri, colla loro madre Felicita, patirono sotto il Re Antioco Epifane. Le loro reliquie, trasportate a Roma, furono riposte nella chiesa di san Pietro in Vincoli. [Tratto dall'opera «Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma» di Giovanni Sicari] .
( http://www.enrosadira.it/santi/m/maccabei )

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